Italia
Accusata di avere avuto un figlio da un 13enne. "Il dna conferma la paternità"
Prato, secondo l'accusa la donna - un'infermiera - avrebbe avuto da un ragazzo non ancora quattordicenne all'epoca dei fatti un figlio nato 5 mesi fa. Il rapporto nato durante le ripetizioni di inglese. Secondo fonti giudiziarie il dna confermerebbe la paternità del ragazzino
PRATO. Il padre del bambino sarebbe l'adolescente, non ancora quattordicenne all'epoca del concepimento. Secondo fonti giudiziarie, l'esame del dna avrebbe confermato che la paternità del bambino messo al mondo nell'autunno 2018 da un'infermiera 35enne di Prato, accusata di atti sessuali con minore, va attribuita allo studente oggi 15enne con cui la donna avrebbe avuto una relazione nata durante le ripetizioni di inglese.
Gli inquirenti hanno avuto modo di confrontare il dna del figlioletto e dell'adolescente. Nelle indagini coordinate dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli l'attribuire la paternità del bimbo è uno degli elementi necessari per definire i rapporti tra la donna e il minore che dalla primavera 2017 la frequentava per prendere ripetizioni di inglese.
"I campioni del test - aveva detto in mattinata uno degli avvocati della professoressa, Mattia Alfano - sono stati eseguiti e i risultati ci saranno a ore: la verità dei fatti secondo noi prescinde da questo risultato ed è per questo che abbiamo chiesto che sia sentita subito dagli investigatori". Il legale e l'altro difensore della donna, Massimo Nistri, hanno presentato la richiesta di poter fare dichiarazioni spontanee, quindi già nel pomeriggio la procura di Prato ha convocato la 35enne negli uffici degli inquirenti. L'insegnante è stata sentita per circa due ore e mezzo e l'interrogatorio è stato secretato. "Non possiamo dire niente: l'interrogatorio è stato secretato", hanno detto uscendo gli stessi avvocati Alfano e Nistri.
L'infermiera è arrivata in procura con il marito (che peraltro ha riconosciuto il bambino come proprio), passando da un'entrata secondaria mentre i suoi avvocati hanno raggiunto gli uffici dei pm dall'ingresso principale, passando davanti a telecamere e giornalisti ma senza rilasciare dichiarazioni. All'interrogatorio, oltre ai due sostituti procuratori titolari dell'inchiesta, ha partecipato anche il capo della squadra mobile Gianluca Aurilia che guida le indagini, scaturite da una denuncia dei genitori del 15enne presentata contro la 35enne un paio di settimane fa circa. La famiglia del ragazzo si è attivata con la querela contro l'insegnante, che è una loro conoscente, anche per la nascita del bambino, circostanza che la 35enne avrebbe fatto presente al 15enne mettendolo in crisi. Anche così il ragazzo si sarebbe aperto coi genitori che hanno preso l'iniziativa di andare a riferire tutto alla polizia. Le indagini punterebbero ora a ricostruire il contenuto dei cellulari di entrambi i protagonisti.
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