Il Tirreno

Prato

telefonia mobile 

Sono 82 le antenne dei cellulari. Quanto ci guadagna il Comune

di Alessandro Formichella
Sono 82 le antenne dei cellulari. Quanto ci guadagna il Comune

Prato, le compagnie premono per installare nuovi ripetitori evitando la concentrazione in pochi siti per controllare meglio i dati del traffico nelle varie zone della città

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PRATO. Sono ottantadue le postazioni, quei pali alti che vediamo in città e periferia, sulle quali vengono installati i ripetitori della telefonia mobile per i telefoni cellulari. L’ultima relazione tecnica sulla dislocazione delle antenne di telefonia a Prato è del 2015 e a breve la quarta Commissione ambiente e protezione civile rimetterà sul tavolo le proposte di modifica e variante al piano. Da una parte il Comune, dall’altra i tanti gestori di rete telefonica mobile.

L’ultima compagnia che si è fatta avanti a Prato per avere altri punti dove installare i ripetitori a cella è Iliad, la società francese fondata da Xavier Niel. Ma nella lista ci sono un po’ tutti, da Vodafone a Tim, alla 3Wind, a Fastweb e via scorrendo. Eppure anni fa, nel 2015 appunto, la quarta Commissione auspicava nella relazione tecnica che il numero delle postazioni delle antenne diminuisse, cosa tecnicamente possibile ma con costi maggiori anche per i gestori: maggior potenza dei ripetitori e maggior potenza dei telefoni stessi, con un aumento dell’elettrosmog e di quelli che possono essere gli effetti sull’uomo, sui quali anche le ricerche e la scienza non sono ancora del tutto chiare. Per ora sono ottantadue i lunghi pali, messi da piazzale Nenni fino a via Piero della Francesca o viale Galilei. Nella relazione tecnica Prato ha cercato di collocare, o far collocare, gli impianti ripetitori in punti della città, come rotatorie stradali o aree urbane limitrofe che siano ben distanziate dalle abitazioni.

«Non è una questione semplice anche sul piano giuridico – esordisce l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi – Trattandosi di servizio pubblico come è quello dei ripetitori a cella, il Comune cerca di far ottemperare sempre le disposizioni contenute nella relazione, ma allo stesso tempo non può opporsi più di tanto. Ovviamente i gestori di rete cercano ad ogni costo di installare propri impianti senza passare in roaming, cosa che invece non è possibile soddisfare sempre».

Il Comune ha deciso da decenni di far installare più reti mobili in un unico sito, cosa che non sempre piace alle compagnie telefoniche che esaminano la quantità del traffico dati dei propri clienti in una determinata area. Per il gestore telefonico è fondamentale dare la massima resa in qualità e quantità in quell’area dove ha il maggior numero di clienti.

Quanto ci guadagna il Comune. In città i sistemi di trasferimento dati e voce, tutti adesso in 4G (Fourth generation), stanno aumentando. Se fino a qualche anno fa a Prato si contavano trenta impianti di ripetizione a cella, adesso nel 2019 sono già oltre quaranta, almeno quelli che sono collocati su suolo pubblico. Iliad, appunto, la compagnia francese da poco arrivata in Italia è quella che preme di più perché vi siano nuove installazioni di antenne. Da tutto questo, il Comune trae qualche vantaggio economico che negli anni sta crescendo.

«La Sori - dice l’assessore al Bilancio Monia Faltoni - parla adesso di circa 400mila euro di tassazione all’anno, per circa 40 antenne». E il Comune di Prato è di quelli “salati” in fatto di tasse sulle reti di telefonia. Da decenni, infatti, anche con le passate giunte comunali, è stato adottato l’indice di tassazione più alto, diecimila euro all’anno per ogni antenna ripetitore a cella. Una questione che oltre dieci anni fa vide anche alcuni gestori telefonici fare ricorso al Tar appellandosi ad una presunta illegittimità della tassa così alta, cosa che nel 2007 finì in una bolla di sapone con il Tribunale amministrativo che riconobbe, invece, la giustezza della tassa.

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