Dimezzata in appello la condanna all’operaio accusato di violenza
Sollevava le ragazzine con la scusa delle misurazioni Tra carcere e domiciliari ha già scontato quasi tutta la pena
prato. La Corte d’appello di Firenze ha ridotto la pena inflitta in primo grado a un operaio pratese di 45 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di otto ragazzine, che prendeva in braccio con la scusa di effettuare misurazioni in punti alti.
I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Lorenzo Baldassini, riducendo considerevolmente la condanna a 5 anni e 8 mesi inflitta nel novembre 2017 dal Tribunale di Prato, una condanna che a sua volta era risultata inferiore a quella che aveva chiesto il pubblico ministero Egidio Celano (7 anni e 4 mesi).
L’operaio era stato arrestato dalla squadra mobile nel giugno 2016 in seguito alle denunce presentate da alcune delle ragazzine ed è stato processato per otto dei nove episodi contestati. I giudici di primo grado lo ritennero colpevole per sei degli otto episodi. Fatti che l’operaio aveva sempre sostanzialmente ammesso, sostenendo però che la sua intenzione non era quella di palpeggiare le ragazzine nelle parti intime. Una violenza sessuale un po’ sui generis, dunque, anche perché nel corso del processo è emerso che alcune delle ragazzine avevano preso gli atteggiamenti dell’operaio un po’ come uno scherzo, scambiandosi tra di loro le foto delle altre prese in braccio dall’operaio.
Prima della conclusione del processo di primo grado l’imputato si scusò formalmente con tutte le parti lese e ha devoluto a titolo di risarcimento la sua liquidazione (32.000 euro) alle ragazze. Baldi dopo l’arresto è rimasto in carcere per un anno e successivamente ha passato un anno e otto mesi agli arresti domiciliari, dove si trova tuttora.
Il processo di primo grado fu particolarmente sofferto, anche perché il giudice cambiò alla vigilia dell’ultima udienza e fu affidata alla psicologa Alessandra Gambineri una nuova perizia per valutare se nel caso di due delle minori ci fosse stato un “trauma secondario”, cioè se il racconto fatto durante l’incidente probatorio fosse stato influenzato dal racconto già fatto durante le indagini preliminari. —
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