Lutto
Due birrifici artigianali pratesi tra i migliori d'Italia
Un secondo posto nella categoria delle birre realizzate con l’utilizzo di castagne è stato conquistato dalla B626 di Mostodolce, birrificio di Prato, mentre un bronzo è andato al Birrificio Badalà di Montemurlo per la sua W.Ipa
PRATO. Le birre artigianali della Toscana si confermano tra le migliori d'Italia. A stabilirlo è stata la giuria internazionale di “Birra dell'Anno”, il concorso organizzato da Unionbirrai - associazione di categoria dei birrifici artigianali italiani – che si è tenuto ieri (sabato 16 febbraio) a Rimini. Cento giudici hanno valutato le 1.994 birre in gara, presentate da 327 produttori italiani e divise in 41 categorie, per ciascuna delle quali sono state scelte le tre migliori proposte brassicole in concorso.
È il marchigiano Mukkeller il miglior birrificio d'Italia, ma a trionfare sul palco della Fiera di Rimini sono stati anche i produttori artigianali del pratese, che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti per le loro creazioni birrarie.
Un secondo posto nella categoria delle birre realizzate con l’utilizzo di castagne è stato conquistato dalla B626 di Mostodolce, birrificio di Prato, mentre un bronzo è andato al Birrificio Badalà di Montemurlo per la sua W.Ipa nella categoria dedicata alle birre chiare, luppolate, di ispirazione angloamericana, con uso di frumento e altri cereali.
“Le proposte dei nostri birrifici artigianali sono sempre più apprezzate dentro e fuori i confini nazionali”, ha spiegato Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai, a margine della premiazione. “Questo concorso – ha proseguito - vuole premiare le eccellenze di un comparto in crescita, da Nord a Sud del Paese. La straordinaria ricchezza delle tradizioni agroalimentari italiane si riflette nelle nostre birre, realizzate spesso con prodotti tipici del territorio interpretati con la creatività e la maestria tipiche del nostro Paese”.
Se all’estero domina l’esagerazione a tutti i costi – dalle birre con marshmallows a quelle fluorescenti o glitterate – i trend emersi a “Birra dell'Anno” confermano che in Italia resta il primato delle American Pale Ale (APA) e delle India Pale Ale (IPA) in tutte le loro declinazioni. Che siano d’ispirazione anglosassone o americana, leggere come le Session IPA o dalla gradazione alcolica importante e con l'aggiunta di aromi intensi come le Imperial IPA, chiare e fruttate come le White IPA, o scure con sentori di caffè e pane tostato come le Black IPA, le birre luppolate sono ancora la passione di produttori e consumatori. Vera rivelazione del concorso, quest'anno, sono le le Brut Ipa, che rispetto alle scorse edizioni hanno registrato un boom di iscrizioni; sono birre caratterizzate da una particolare secchezza che è valsa loro il soprannome di “birre-champagne”.
Restano protagoniste, inoltre, le birre con ingredienti a km 0 - cereali, miele, castagne e tanta frutta del territorio di appartenenza dei birrifici – e quelle “invecchiate” nelle botti in legno (Barley Wine). Spazio anche al primo stile autoctono italiano, le IGA (Italian Grape Ale), che prevedono l’aggiunta di vino, mosto o uva nel processo di lavorazione. Suddivise in red e white Grape Ale, a seconda dell'uva utilizzata, sono ormai un must del nostro panorama birrario sempre più apprezzato (e imitato) anche all’estero.
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