Gioco
Da Vaiano a Vancouver per fabbricare case in legno - Foto
Il falegname Loreto è riuscito a mettere in piedi un’azienda edile in Canada. «Costruire è sempre la mia grande passione: da piccolo giocavo col Lego»
VAIANO. È una favola a lieto fine quella di Antonio Loreto. Vaianese d’adozione, fin da bambino, ha sviluppato in Valbisenzio la sua passione per la falegnameria e i lavori edili e adesso a Vancouver, in Canada, è titolare di un’azienda di costruzioni che realizza case in legno e che porta il suo nome. La Loreto Projects (prima Duomo Construction) ha appena compiuto 10 anni. «L’edilizia è sempre stata nella mia famiglia. Mio padre, che faceva il carpentiere, fin da piccolo mi portava con lui quando lavorava» racconta Loreto, classe 1981, nato a Napoli e cresciuto ad Afragola, nell’hinterland partenopeo. Fino a quando, nell’88, la famiglia si spostò nel pratese, dato che il padre lavorava per una ditta di Poggio a Caiano, e scelse Vaiano per vivere.
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«Ricordo che già allora, a 8 anni, nel porticato della casa di via Braga dove abitavamo mi divertivo a costruire le case con i Lego e stuccarle (facendo arrabbiare i vicini per la confusione) oppure con gli amici facevo delle capanne nei campi intorno alla villa del Mulinaccio: costruire era la mia passione». La famiglia Loreto è numerosa (i genitori, tre fratelli e una sorella) e bisogna darsi da fare, perciò Antonio comincia a lavorare presto.
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«A 15 anni sono entrato come apprendista, per 4 anni, alla falegnameria Bugetti a Carmignanello – racconta –, dove ho imparato molto. Dopo quest’esperienza, riuscii poi ad avere un fondo a Vaiano per fare qualche lavoretto e mettere da parte qualche soldo per le mie passioni (come suonare la batteria)». Dopodiché Loreto trova impiego in una catena di negozi di bricolage, ma ben presto si accorge di volersi mettersi in proprio: «Il mio sogno era costruire la mia prima casa».
Ed arriva così l’idea di trasferirsi all’estero: «Qui i costi per mettersi in proprio erano troppo alti. Avevo l’impressione che non ci fosse spazio per tutti e in più volevo fare un’esperienza (complice anche l’incoscienza della gioventù)». Così via internet (tramite l’allora in voga Msn) Loreto conosce una famiglia italiana a Vancouver che affitta stanze agli studenti e a 25 anni, con 300 euro in tasca, parte alla volta del Canada. «Non sapevo nemmeno l’inglese – racconta –, ma il mestiere sì e in più avevo tanta speranza: non volevo fallire, ed è quello che ti porta ad insistere». Loreto trova impiego nella Pagliaro Construction, azienda con titolari di origini calabresi, e comincia a farsi apprezzare.
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«Ho girato tutto il Canada – ricorda –. Lavoravo 60 ore alla settimana, anche la domenica. Ma ero felice, anche perché lì le case le fanno di legno, che era il mio sogno: mi sentivo di nuovo ragazzino». Nel frattempo Antonio conosce Jessica, che sarà poi sua moglie, e l’idea di tornare in Italia si allontana sempre di più. Con dedizione, una manciata di anni dopo riesce a coronare il sogno di mettersi in proprio e fonda la Duomo Construction (poi Loreto Projects, in onore della sua famiglia), che ha già compiuto 10 anni.
«Anche in Canada è difficile realizzarsi e nessuno ti regala nulla – spiega Loreto –. Anche se là i giovani sono più premiati. Ma devo dire che non è stato il Canada a rendermi quello che sono adesso, ma l’Italia a fare il mio presente laggiù. Oltre all’alta considerazione che all’estero hanno di noi italiani (mi è capitato che mi affidassero dei lavori soltanto per le mie origini), l’Italia mi ha dato dei valori fondamentali, che porto con me: la cultura, la storia, l’originalità, le idee, la voglia di fare e la tenacia». «Dovremmo rispettare e amare di più il nostro Paese» conclude Loreto, orgogliosissimo di essere italiano, che spesso pensa a tornare in patria. E che ha una figlia che parla inglese ma lo chiama “babbo”.
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