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I SiCobas: "Lavoratori invitati a denunciare, ma indagati quando lo fanno"
I due responsabili del sindacati per i quali la Procura ha chiesto il divieto di dimora a Prato raccontano i retroscena dell'inchiesta. Mercoledì 6 a Firenze il tribunale del Riesame deciderà sulle misure
PRATO. Sono racchiuse in un faldone di 420 pagine le accuse della Procura di Prato nei confronti di sindacalisti e affiliati al sindacato SiCobas. Manifestazione non autorizzata e violenza privata, i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Egidio Celano, che conduce l’inchiesta, in riferimento ad alcuni presìdì effettuati davanti alla Prefettura e al supermercato Coop di Parco Prato nello scorso dicembre – la vertenza era quella del Panificio Toscano – sia più recenti in alcune fabbriche della filiera tessile a conduzione cinese. In tutto 39 indagati, fra questi i 6 per i quali Celano ha chiesto la misura cautelare del divieto di permanenza nel comune di Prato e il divieto di uscire di casa dalle 19 alle 8. Richieste, per il momento, respinte dal gip per tre circostanze contestate, tanto che l’ultima parola spetterà al tribunale del Riesame, riunito per discuterne nella giornata di mercoledì 6..
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Proprio per quel giorno i responsabili pratesi del SiCobas, Luca Toscano e Sarah Caudiero, a loro volta fra i sei per i quali sono state richieste le misure cautelari, annunciano uno sciopero provinciale con manifestazione davanti al Tribunale di Firenze.
«Non siamo tanto preoccupati per la nostra posizione – dicono i due giovani sindacalisti – quanto perché questa inchiesta, poggiandosi sul niente, va a ledere alcuni principi democratici e costituzionali come il diritto di sciopero e di svolgere attività sindacale. Paradossalmente – è l’amara riflessione di Toscano e Caudiero – quei lavoratori a cui la Procura si rivolge invitandoli a denunciare i casi di sfruttamento, si ritrovano invece indagati proprio perché hanno trovato il coraggio di denunciare affidandosi a un sindacato. Per di più si chiamano i loro colleghi a fotosegnalarli e testimoniare contro di loro, rei semplicemente di essere iscritti al SiCobas. Mentre non ci risulta che una sola azienda fra quelle oggetto delle nostre battaglie sia stata mai controllata».
Uno degli episodi più contestati dalla Digos che ha condotto le indagini e per i quali si parla di“violenza privata, sono una manifestazione non autorizzata con volantinaggio all’interno della Coop di Parco, con uno striscione che incoraggiava a boicottare i prodotti presi al Panificio Toscano. Ma anche per un presidio di fronte alla Prefettura la Digos ha usato l’appellativo di “pericolosità sociale” nei confronti dei sindacalisti.
«Normali proteste che vengono svolte da sempre – ricordano Caudiero e Toscano – durante le quali non c’è stata alcuna forma di violenza, né picchetto né costrizione». I due sindacalisti di SiCobas si levano anche qualche sassolino nelle scarpe replicando alle accuse di altri sindacati di fare vertenze inutili. E snocciolano una serie di casi in cui le aziende hanno applicato i contratti dopo gli scioperi e le proteste da loro promossi: «Se il Panificio Toscano ha interrotto i rapporti con la coop Giano e ne ha assunto tutti i dipendenti sarà un po’ merito nostro».
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