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Favori ai cinesi, tutti assolti al termine del processo lumaca

Paolo Nencioni
Favori ai cinesi, tutti assolti al termine del processo lumaca

A quasi nove anni dagli arresti arriva arriva la sentenza di primo grado  Il vicequestore Pichierri: «È finito un incubo. Hanno sempre creduto in me»

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PRATO. Tutti assolti nel merito o per intervenuta prescrizione. Si è concluso così, a più di dieci anni dai fatti e a quasi nove anni dagli arresti che sconvolsero la Questura di Prato, il processo a carico di cinque poliziotti all’epoca in servizio in città, tra cui l’allora dirigente delle volanti Fabio Pichierri, accusati di aver fatto favori a imprenditori cinesi o di aver facilitato la concessione di permessi di soggiorno in cambio di soldi. Imputato anche Dong Bangyun, figura di spicco nella comunità orientale. Il giudice Silvio De Luca ha letto il dispositivo della sentenza ieri alle 12.10, dopo tre ore di camera di consiglio.

All’udienza dello scorso 19 dicembre il pubblico ministero Laura Canovai aveva chiesto condanne per complessivi 27 anni e 8 mesi, pur essendo ormai prescritti molti dei capi d’imputazione originari a causa della lunghezza del processo.

«È finito un incubo, ma la carriera che non ho fatto e che potevo fare, quella non me la può restituire nessuno». Questo il commento del vicequestore Pichierri, che all’epoca passò 56 giorni agli arresti domiciliari, dopo la lettura della sentenza. «Devo dire che le persone che ho incontrato successivamente (Pichierri è ora in servizio a Bologna, ndr) – ha aggiunto il vicequestore – hanno sempre creduto in me».

«Non posso dire che questa indagine sia nata male in Procura – ha commentato l’avvocato difensore di Pichierri, Manuele Ciappi – Diciamo che probabilmente questa inchiesta è stata comunicata dalla polizia giudiziaria alla Procura, involontariamente, per carità, in maniera sovradimensionata». A condurre le indagini su Pichierri e gli altri quattro poliziotti coinvolti nell’inchiesta furono i loro colleghi della squadra mobile. Oltre a Pichierri sono stati assolti o è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione Michele Passeri (ora fuori dalla polizia, per lui erano stati chiesti 7 anni e 6 mesi), Daniela Ognibene, Emanuele Ghimenti e Sergio Galise. Assolto anche l’imprenditore cinese Dong Bangyun.

Fu un vero terremoto quello che scosse la Questura di Prato il 20 marzo 2010, quando ai poliziotti della squadra mobile toccò l’ingrato compito di arrestare i colleghi delle volanti e dell’ufficio immigrazione. Le indagini erano iniziate in gran segreto nel gligno del 2008, quando il titolare di un’agenzia che sbriga le pratiche per gli stranieri segnalò presunte irregolarità all’ufficio immigrazione della Questura. Le intercettazioni telefoniche fecero il resto, convincendo i magistrati che erano state commesse gravi irregolarità: il disbrigo di pratiche su permessi di soggiorno senza fare la fila, il ricevimento in orari diversi da quelli concordati o fuori dall'orario di ufficio, il recapito di documenti a domicilio, l'annullamento di multe, perfino la possibilità, per i cinesi, di portare in Questura il figlio di un altro per far inserire il proprio sul permesso di soggiorno.

Ora, a distanza di quasi nove anni, di quel castello di accuse resta un cumulo di macerie, in parte grazie alla prescrizione, in parte alle assoluzioni nel merito.

Fabio Pichierri, per esempio, è stato assolto per tre capi d’imputazione, mentre è scattata la prescrizione per altri nove.

L’ex capo delle volanti ieri mattina si è presentato in Tribunale in divisa, come ha sempre fatto per tutto il processo, a testimoniare l’orgoglio dell’essere poliziotto, e alla fine ha abbracciato la moglie e le figlie che hanno assistito alla lettura della sentenza. —

Paolo Nencioni

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