Gioco
Bambini terrorizzati al doposcuola cinese La bacchettata arriva anche senza motivo
Arrestate due maestre: nell’ordinanza di custodia si racconta il clima di paura all’interno del circolo ricreativo Marco Polo
prato. Quando venne inaugurato alla presenza del console cinese, del sindaco Cirri di Carmignano e dell’allora assessore all’Integrazione Giorgio Silli, il doposcuola dell’associazione Marco Polo di via Toscana, al Macrolotto, fu presentato come un progetto innovativo per avvicinare la comunità cinese agli italiani. Era il settembre 2013 e meno di tre mesi dopo dall’altra parte della strada sette operai cinesi morivano nell’incendio della confezione Teresa Moda, quello sì un esempio, ma tragico, dell’integrazione tra cinesi (confezionisti) e italiani (immobiliaristi). Ora si scopre che al doposcuola, oltre a imparare l’italiano, i bambini cinesi venivano picchiati, come ha accertato l’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai che ieri ha portato all’arresto di due maestre cinesi con l’accusa di maltrattamenti. E che i bambini del Marco Polo imparassero l’italiano è tutto da dimostrare, se è vero che una delle due maestre, la trentottenne Zheng Moli, oltre a essere clandestina, non sa una parola della nostra lingua.
A lei vengono addebitati 30 episodi di maltrattamenti nei confronti di bambini dai 3 ai 6 anni in poco più di due settimane. Bacchettate sulle mani e in testa, calci, sculaccioni, bambini spostati come pacchi da un lato all’altro della stanza. E quasi sempre senza un apparente motivo se non di incutere timore. Un metodo educativo che nemmeno i sostenitori dell’ogni tanto uno scappellotto ci vuole sarebbero disposti a sottoscrivere. Tanto meno i genitori di quei bambini, tutti cinesi, da cui però non sono arrivate segnalazioni. A far scattare le indagini, infatti, è stata due mesi fa una delle altre maestre, una donna cinese che è stata sentita dalla squadra mobile della polizia mentre si trovava ricoverata in ospedale a Pistoia e che però non ha voluto firmare il verbale di sommarie informazioni testimoniali, perché dice di aver paura di ritorsioni. Di fatto non è più tornata nell’asilo di via Toscana e probabilmente mai ci tornerà.
Nell’ordinanza di custodia firmata dal giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti si racconta, tra gli altri, di un episodio accaduto pochi giorni fa, il 21 gennaio. Un gruppo di quattro bambini stanno giocando con l’anta di un mobile, mentre i loro compagni sono seduti. Quando vedono avvicinarsi la maestra Zheng hanno tutti e quattro un istintivo atteggiamento di difesa, «cercando di proteggere gli arti dai colpi che stanno per arrivare, e che effettivamente arrivano».
Nell’originaria segnalazione della maestra che ha dato il via alle indagini si parlava anche della pratica di rinchiudere i bambini più piccoli (di due o tre anni) in uno stanzino buio per venti minuti, come punizione, e di bambini a cui sarebbe stato messo un sacchetto di plastica in testa, ma queste ultime circostanze non sono state accertate dalle riprese delle telecamere nascoste della polizia.
Il quadro resta comunque inquietante e il gip fa notare come il trauma non riguardi solo i bambini oggetto dei maltrattamenti, ma anche gli altri che sono costretti a vivere in un clima di terrore. Il timore di fare qualcosa di sbagliato e non sapere perché: come quel bambino che il 12 gennaio porge un bicchiere di plastica al suo compagno perché glielo riempia di acqua e riceve subito una bacchettata sul braccio.
Le due maestre ora sono agli arresti domiciliari, ma l’asilo di via Toscana rimane aperto. Il Comune e la Procura verificheranno se il circolo ricreativo Marco Polo ha tutte le autorizzazioni necessarie per tenere i bambini. —
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