Sicurezza
Sei chili di marijuana e 600 casse di vino nel deposito di merce rubata
I carabinieri hanno scoperto a Montemurlo un magazzino dove un cinese di 40 anni aveva nascosto anche macchine da cucire, abiti griffati e una grande quantità di droga
PRATO. In un magazzino nella zona industriale di Montemurlo era custodita la più grande enoteca di Prato, e forse della Toscana. Con un piccolo particolare: tutte le bottiglie sono di provenienza furtiva. Lo hanno scoperto i carabinieri della Tenenza che domenica pomeriggio, 27 gennaio, hanno fatto irruzione nel deposito e stentavano a credere ai loro occhi. Decine e decine di scatoloni ammassati, all’interno dei quali c’erano circa 6.000 bottiglie di vini pregiati (Ornellaia, Brunello, Amarone tra gli altri), per un valore di alcune centinaia di migliaia di euro.
Ma non solo. C’erano anche numerosi capi d’abbigliamento firmati, macchine da cucire, televisori con schermi ad alta definizione, mobili ancora imballati, cappe da cucina, filati a rocche e tessuti, tre console da dj. Dulcis in fundo: 6 chili di marijuana.
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Quello scoperto a Montemurlo è uno dei più grandi depositi di stoccaggio e smistamento di refurtiva mai trovati in provincia di Prato. I carabinieri, dopo aver ricevuto segnalazioni di uno strano via vai, ci sono arrivati seguendo un cinese di 40 anni, che aveva le chiavi del magazzino e che è stato arrestato per ricettazione e detenzione di droga. Ma lui è solo il guardiano, o al limite uno dei membri di una banda composta da altre persone, verosimilmente suoi connazionali, che hanno rubato a Prato e fuori provincia ammassando il bottino nell’anonimo capannone di Montemurlo.
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Riguardo ai vini pregiati, che rappresentano il grosso del valore, i carabinieri hanno già accertato che una parte è il frutto di furti compiuti in ristoranti della zona, un’altra parte è stata rubata fuori provincia e sono in corso accertamenti per capire dove e a chi. Un dato allarmante è che questi furti sono stati compiuti tutti nelle ultime settimane, e questo significa che la banda era in piena attività e avrebbe continuato a colpire giorno dopo giorno. I carabinieri hanno dovuto affrettare i tempi perché c’era il rischio che il magazzino venisse svuotato.
Oltre che per risalire ai ladri (fondamentale potrebbe essere la collaborazione dell’arrestato) le successive indagini serviranno a capire la destinazione della refurtiva. L’idea è che il gestore del magazzino rifornisse ristoratori compiacenti, vendendo i vini a prezzo scontato, ma non è escluso, vista la quantità di bottiglie, che i ladri avessero pensato di spedirle all’estero, accettando il rischio di passare la dogana ma potendo ottenere un maggiore ricarico sulla singola bottiglia. Quei sei chili di marijuana dimostrano inoltre che la banda può contare su aggangi anche nel settore dello spaccio all’ingrosso e forse al dettaglio.
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