Sicurezza
Violentata dal padre, tentò il suicidio La madre le dà la colpa
Una ragazzina ha trovato la forza di denunciare i genitori ed è stata messa al sicuro in una struttura protetta
prato. Il padre, accusato di aver abusato sessualmente della figlia, è in carcere da un anno e mezzo. E la madre, anziché prendere le difese della ragazza e pur sapendo quello che ha fatto il marito, le dà la colpa di quanto è successo. «È colpa tua se lui è in galera e noi siamo rimasti senza soldi» : questo il tenore di alcuni messaggi fatti arrivare alla minore, che è stata tolta ai genitori e ora è al sicuro in una struttura protetta. Al sicuro da altri assalti sessuali, ma non dalle pressioni psicologiche che a quell’età fanno comunque molto male.
La vicenda, che risale all’estate del 2017, è stata ricordata ieri dal procuratore Giuseppe Nicolosi nella sua relazione in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Una vicenda di cui le cronache finora non si erano volutamente occupate in considerazione della particolare delicatezza della posizione della minore, una quindicenne pachistana che fino a un anno e mezzo fa abitava con la famiglia in un comune della provincia.
A far emergere questo inferno domestico fu un fatto drammatico. Nel luglio 2017 la ragazzina, all’epoca quattordicenne, si buttò dalla finestra riportando gravi ferite e finì all’ospedale, rischiando di rimanere paralizzata. Già da qualche tempo era seguita dai servizi sociali per alcuni gesti autolesionistici e dopo il ricovero si decise a raccontare l’origine del suo malessere. Disse che il padre aveva iniziato ad abusare di lei fino da prima che compisse 10 anni e aveva continuato quasi ogni giorno, con la complicità della madre, che di fronte alle sue disperate richieste di aiuto non le avrebbe dato alcun sostegno. «In famiglia comanda lui – le avrebbe detto – Se non ti sta bene quello che succede parlane con lui».
Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Laura Canovai hanno trovato elementi di riscontro al racconto fatto dalla ragazzina e nell’agosto del 2017, un mese dopo il tentativo di suicidio, il padre è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia. Anche la madre ha rischiato l’arresto, ma pur essendo indagata per il concorso nello stesso reato è stata lasciata a piede libero in considerazione del fatto che doveva accudire gli altri figli. La figlia invece è stata subito tolta ai genitori e affidata a una struttura protetta, dove si trova tuttora e dove rimarrà fino a quando avrà raggiunto la maggiore età. Nel frattempo ha ripetuto davanti al giudice per le indagini preliminari, nel corso di un incidente probatorio, le accuse nei confronti di entrambi i genitori ed è iniziato il processo al padre, che è ancora in carcere.
A rendere ancora più drammatica la situazione ci sono state poi le pressioni che ha dovuto subire dopo l’arresto del padre. La situazione economica della famiglia non è florida e la madre, anziché fare i conti con la propria coscienza, avrebbe scaricato la colpa sulla figlia, facendole capire che se lei e gli altri figli se la passavano male, tutta la colpa era sua, perché aveva fatto arrestare il padre e nessuno portava più lo stipendio a casa. —
Paolo Nencioni
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