Sicurezza
Il procuratore punta l’indice sui prestanome dei confezionisti
Una volta su cinque il vero titolare delle aziende cinesi controllate dagli ispettori non c’è e poi diventa difficile rintracciarlo
prato. Una volta su cinque, quando gli ispettori del Dipartimento di prevenzione vanno a controllare le confezioni cinesi, il titolare non c’è e risulta poi molto difficile rintracciarlo in seguito. Per questo il procuratore Giuseppe Nicolosi, nella relazione scritta per l’apertura dell’anno giudiziario, mette l’accento sul «diffuso e patologico ricorso all’intestazione dell’attività al “prestanome”». Nel corso del 2018 è successo in ben 148 casi su 738, cioè quanti sono i procedimenti penali iscritti a carico di cinesi dopo i controlli degli ispettori, una percentuale del 20,05%. L’anno precedente la musica era stata quasi la stessa: 190 irreperibili su 1.002 notizie di reato, pari al 18,96%.
E se l’indagato non si trova, è anche difficile applicargli le sanzioni penali. Discorso diverso per quelle pecuniarie, perché come ricorda Nicolosi, su 1.167 procedimenti definiti, ben 895 si sono conclusi con la richiesta di archiviazione per estinzione del reato. Significa che in quei casi, il 76,7%, l’azienda ha pagato l’ammenda in sede amministrativa, ottenendo l’estinzione del procedimento penale.
Sembrerebbe un deciso passo avanti, ma la Procura sospetta che non si tratti solo di comportamenti virtuosi. Quando si paga l’ammenda nei procedimenti in cui non si è riusciti a trovare il vero titolare della ditta, spiega il procuratore Nicolosi, «appare ragionevole ipotizzare che la scelta della definizione (cioè del pagamento, ndr), trovi fondamento nella precisa volontà dell’imprenditore occulto di evitare conseguenze penali al “prestanome”, con il rischio del venir meno del vantaggio dello schermo interposto tra la gestione dell’impresa e le possibili responsabilità ad essa connesse». In altre parole, pago per non mettere nei guai il prestanome e continuare a usarlo come schermo.
Una relazione, quella del procuratore Nicolosi, dove come in passato la questione dei reati compiuti dagli stranieri occupa molto spazio. Nel periodo considerato, cioè dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018, su 8.224 persone indagate a Prato e provincia, ben 4.527 sono di nazionalità straniera e la percentuale aumenta se si considerano solo coloro che vengono raggiunti da misure di custodia cautelare. E non c’è molto da stupirsi se la stessa Procura calcola che nel territorio di competenza gravitino 43.000 stranieri con permesso di soggiorno, di cui 27.823 cinesi, 19.151 di altre nazioni asiatiche e il resto tra albanesi, romeni e africani, con un sommerso di circa 25.000 clandestini, di cui 15.000 cinesi. Una bella mole di lavoro per la Procura, che però negli ultimi tre anni è riuscita a più che dimezzare i procedimenti pendenti: erano 14.000 nel 2015, sono scesi a 6.909 a giugno e attualmente sono circa 4.000. Il “lavoro sporco” lo fa il procuratore, che si occupa personalmente dei fascicoli “di pronta definizione”, lasciando ai sostituti le indagini più delicate e complesse. — P.N.
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