Il Tirreno

Prato

il pregiudizio sui rom e sinti 

Quando in una notte vennero eliminate ventitremila persone

W.F.
Quando in una notte vennero eliminate ventitremila persone

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PRATO. «Fin quando non svelo che abito in un campo nomade è tutto a posto – confessa Angela - . Poi scatta la paura, perché dicono che i rom rubano e tutti pensano dunque che anche io rubi». Così anni fa ha perso il suo primo lavoro. Angela, 24 anni, pratese e italiana, è sul treno della memoria toscano di ritorno da Auschwitz per rappresentare la comunità sinta. Negli anni Trenta in Germania rom e sinti iniziarono ad essere considerati ‘ariani imbastarditi’. La ‘scienza’ li giudicò geneticamente asociali. Prima arrivò la sterilizzazione di massa e poi la deportazione, il ‘porrajmos’. Ventitremila persone a Birkenau nel campo degli ‘zingari’ furono liquidate all’improvviso nel 1944 nel giro di una sola notte. La storia è andata avanti, ma il pregiudizio è rimasto: non troppo diverso dai pregiudizi di cui era infarcita la retorica nazista e fascista. Se ne parla sul treno.«Eppure - racconta una studentessa di diciassette anni, sinta anche lei ma a scuola quasi nessuno lo sa – basterebbe che si studiasse la nostra cultura e forse molte diffidenze cadrebbero e così come non abbiamo paura degli americani e degli scandinavi non si avrebbe paura di rom e sinti». «Le mele marce – dice – ci sono dappertutto. Ma non si può generalizzare». —W.F.

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