Il Tirreno

Prato

LA TESTIMONIANZA 

Luisa Xu: «I cinesi hanno subìto massacri ma hanno dimenticato»

W.F.

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PRATO. «Ci sono italiani razzisti ed altri che non lo sono. Ma il razzismo ancora esiste, come il pregiudizio, frutto dell’ignoranza che genera paura: una reazione di difesa. Conoscendosi però si può cambiare idea». La visita di Auschwitz e Birkenau è un viaggio nel passato e nel presente. E Luisa Xu, che parla più pratese di tanti pratesi (e del resto lo è) ha le idee chiare. Studentessa al Dagomari e il sogno di andare il prossimo anno alla Bocconi, Luisa non è la prima ragazza di origini cinesi a salire sul treno della memoria in diciotto anni, da quando la Regione organizza il viaggio; ma è la prima che il Tempio buddista della città ha deciso di far partecipare, a proprie spese, per farne gli occhi della comunità. «Il razzismo c’è – ripete – anche se personalmente l’ho subito poco, perché so rispondere e con le parole ho convinto più di una persona. Il mio migliore amico è italiano, la mia migliore amica ivoriana».

«Anche i cinesi – racconta – hanno patito deportazioni e massacri, come quello di Nanchino del 1937, e autentici genocidi. Ma c’è scarsa memoria». A Prato si porta a casa il dolore che in cinque giorni l’ha accompagnata: «un dolore costante», racconta davanti al museo di Auschwitz, dieci gradi sotto zero e il sole che fa breccia in un cielo lattiginoso. Ma c’è stata anche la magia della preghiera ebraica, cantata nel gelo del campo di Birkenau. «Qualcosa di toccante», che ti scalda l’anima. —

W.F.

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