Sicurezza
La compagna del sindaco finisce nel mirino del M5S
In un esposto si chiede se sia giusto che lavori in ufficio alla polizia municipale Voleva tornare in servizio in strada, il comandante ha respinto la richiesta
prato. Perché la compagna del sindaco Biffoni, agente di polizia municipale, è assegnata al lavoro d’ufficio anziché al servizio su strada? Se lo chiede il Movimento 5 Stelle, che ieri ha annunciato l’invio di un esposto in Procura dopo aver presentato una interrogazione a risposta scritta.
Le elezioni si avvicinano e non si fanno prigionieri. E così il M5S ha deciso di sollevare il caso, spiegando di aver ricevuto «diverse segnalazioni da agenti di polizia municipale».
Il M5S ricorda che la compagna del sindaco è stata messa in ufficio perché lo prevede la legge che tutela la maternità, ma ci doveva restare fino a un anno dopo il parto, cosa che non è accaduta. «Per accedere ai posti interni - si legge nella nota - per accordi sindacali interni occorre avere 8 anni di anzianità e vincere una selezione interna quando viene messa a bando. Ad oggi la compagna di Biffoni pur avendo concluso da tempo il periodo di maternità, non è stata fatta rientrare al servizio operativo su strada ma risulta ancora impiegata in ufficio, senza avere l'anzianità di servizio e senza aver partecipato né vinto alcun bando interno». I consiglieri grillini dicono di averne chiesto conto al sindaco e che Biffoni ha delegato la risposta al comandante della polizia municipale, che ha spiegato di aver deciso in autonomia, per non esporre la compagna del sindaco a “polemiche pretestuose”. Ma la spiegazione non ha convinto: «Tutto ciò a nostro avviso non è sufficientemente esaustivo come giustificazione di questa situazione, visto che il sindaco stesso non è considerato a rischio, potendo tranquillamente passeggiare per la città senza l'uso di scorta. Ciò posto non si capisce su quali basi dovrebbe essere a rischio la sua compagna, che tra l'altro, in qualità di agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale e quindi in grado di difendersi da eventuali “polemiche pretestuose”».
Nella risposta, Pasquinelli ricorda come la gestione del personale sia riservata al dirigente, cioè lui stesso, e che gli accordi sindacati che prevedevano gli 8 anni di anzianità per i trasferimenti in ufficio o ai reparti speciali sono «ormai datati e peraltro superati dalla normativa vigente». Tanto che il criterio «è stato seguito quando possibile», ma «sono numerosi i casi in cui, in seguito a valutazioni di esclusiva competenza dirigenziale, il criterio non è stato rispettato». Pasquinelli ricorda che la compagna del sindaco, rientrata dal periodo di maternità dopo il primo figlio, è stata assegnata a un ufficio durante l'allattamento. Ma c'è di più. Il 27 marzo 2015 la compagna del sindaco ha scritto a Pasquinelli chiedendo di essere riassegnata ai servizi su strada e il comandante le ha risposto il giorno seguente respingendo la domanda e spiegando che «la particolare situazione in cui ella si trova non consentirebbe, a parere del sottoscritto, di operare con la serenità e il distacco indispensabili al buon andamento del servizio».
«Nello svolgimento di ogni attività di istituto - spiegava ancora Pasquinelli nella lettera - si troverebbe esposta al rischio di un'indesiderata sovraesposizione e di polemiche pretestuose, che potrebbero influire negativamente sulla valutazione dell'atteggiamento da assumere nell'occasione». —
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