Il Tirreno

Prato

Moda, i cinesi ora fanno affari con italiani e griffe: nel Macrolotto si respira un nuovo boom - Video

Ilenia Reali
L'imprenditore Wang Lorenzo Jinjian
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L'imprenditore Wang Lorenzo Jinjian

Wang Jinjian da 28 anni è in Italia ed è titolare di uno showroom in via Toscana e da 10 ha anche un'azienda che produce abiti. Racconta come sta cambiando l'economia della moda a Prato: "Pratesi e cinesi insieme possono fare grandi cose e vi dico come"

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PRATO. Si chiama Wang Jinjian. A Prato lo conoscono tutti con il nome italiano di Lorenzo. Per tutti si intende i colleghi, imprenditori della comunità cinese e quei pratesi che con lui hanno rapporti di lavoro. Trentasei anni, da 28 in Italia è il titolare di uno showroom in via Toscana, il Firststage, e da dieci anni anche di un’azienda, la Style innovative, che produce abiti. Non è solo uno dei tanti imprenditori di origine cinese che vivono e lavorano a Prato. È uno tra coloro che tende la mano ai colleghi pratesi e rilancia, già in parte nei fatti, un refrain della città tessile mai abbandonato: «Pratesi e cinesi insieme possono fare grandi affari».

Sai che scoperta. E invece no, lui lo fa con un elemento di novità: parla perfettamente italiano con qualche inflessione toscana tanto da arricchire il suo eloquio con parole care e spesso note solo a chi è cresciuto nel cuore della Toscana della moda. Con Jinjian-Lorenzo si può parlare di fasonisti, rifinizioni, tintorie in capo o in pezza. Senza che per lui nessun vocabolo della filiera della moda sia sconosciuto. Si presta a farsi intervistare, risponde puntualmente senza leggere testi scritti in precedenza e parla di affari. Altro elemento non frequente nella comunità cinese.

CHI LAVORA A PREZZI BASSI SARA' COSTRETTO A CHIUDERE

Le aziende che producono capi di bassa qualità oggi rappresentano il 90% dell’industria cinese, il numero è ancora in crescita ma destinato, secondo Wang, a crollare. «Gli operai sono sempre di meno. I cinesi non vengono più e molti, che non hanno aperto una propria attività, tornano a casa. Sì, a Prato ci sono ogni giorno meno cinesi».

Del resto in Cina i salari sono sempre più alti, la vita costa meno e sei a casa tua. «Pachistani e bengalesi non riescono a sostituire i cinesi nel lavoro: noi siamo più flessibili», commenta il giovane imprenditore. «Se il prezzo del lavoro sale – aggiunge – è chiaro che chi fa bassa qualità sarà costretto a chiudere non potendo più produrre a prezzi bassi. Per gli altri sarà naturale aumentare la collaborazione con i lanifici pratesi, cominciare a vivere la città, dove i nostri figli studiano, e investire qui. Anche nella filiera acquisendo sempre più stamperie, tintorie e rifinizioni per garantire un servizio più efficiente».

UNA NUOVA ETA' DELL'ORO

Una nuova età dell’oro potrebbe essere alle porte. Per dirla con le parole dello scrittore, premio Strega, Edoardo Nesi. I semi di una grande Prato della moda, ma sarebbe il caso di dire di una grande Toscana, sono già germogliati. E sono nell’area industriale del Macrolotto 2, la grande area legata allo sviluppo produttivo del centro Italia lasciata per anni abbandonata senza nessuno interessato a occuparla e che ora ospita, oltre a un po’di logistica, una pattuglia di aziende di confezioni che fattura (esatto, fattura) milioni di euro e realizza vestiti non solo per le bancarelle dei mercati delle città europee ma anche per i brand più noti. Sono a conduzione cinese e utilizzano per metà delle collezioni tessuti dei lanifici pratesi. Sono le nuove leve degli industriali cinesi i cui volti ancora non si conoscono (e riconoscono): si chiamano Gianni Lupo, Koralline, Alice, Wendy Trendy, New Fada e sono familiari per le luci colorate che identificano le loro insegne.

TOSCANA CENTRALE, AREA STRATEGICA PER IL TOTAL LOOK

Di imprenditori così, a Prato, ce ne sono sempre di più “nascosti” tra le oltre 5.000 aziende di loro connazionali: negli ultimi anni hanno conquistato la fiducia degli stilisti più famosi e su loro incarico realizzano – in modo trasparente – le seconde linee, quelle che in genere vengono identificate per lo stile sportivo o giovane. Per intendersi quelle che si trovano in vendita col nome del marchio affiancato da jeans, teen, sport.A Prato est, nei terreni attigui all’uscita del casello autostradale della Firenze Mare, le ruspe sono in funzione per costruire nuovi capannoni. «L’abbigliamento e la maglieria continuano a crescere e tutti ora vogliono venire qui, anche dalle altre città d’Italia», interviene l’imprenditore Flavio Hu Jiaonbang, 34 anni, attivo nella neonata Associazione dei giovani imprenditori cinesi d’Europa. Siamo in un’area considerata strategica del centro Italia, tra Bologna e Roma.

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    A due passi dall’aeroporto di Firenze e i grandi collegamenti autostradali. E in mezzo a una conca, stretta tra il Montalbano e gli Appennini. Da una parte Scandicci e l’area fiorentina con i grandi marchi (Ferragamo, Gucci e il gruppo Kerig, Lvmh…). A Santa Croce e a Fucecchio le concerie. A Monsummano e a Montecatini le calzature. A Prato i filati e i tessuti e sempre a Prato, adesso, il più grande polo d’Europa dell’abbigliamento gestito da imprenditori di origine cinese così come all’Osmannoro (zona Ikea-Firenze per indenderci) con le aziende che cuciono borse e piccola pelletteria. Poi ci sono realtà più isolate ma con bei numeri come Lucca dove merita citare Qiaoyong Zhou, il titolare della Romito Manifatture, un giovane brand nato nel 2004, presente in 104 negozi nel mondo e che con il nuovo tessuto in cotone simile alla pelle ha debuttato all’ultimo Pitti.

    Oggi in Toscana si è in grado di realizzare un total look sia di alta sia di bassa qualità. Di rifornire le grandi catene, gli ambulanti e i lussuosi negozi di Parigi e New York. Nel distretto tessile pratese se ne è sempre parlato, continuamente, anche al bar: sarebbe stato sufficiente allearsi con i vicini di casa, gli imprenditori di origine cinese, per completare una filiera che dalla fibra porta direttamente fin sopra le passerelle. Un progetto che non ha mai avuto gambe. Con cinesi e italiani arroccati nelle loro aziende e nelle loro regole. A chiudere il cerchio di una grande fabbrica sono sempre mancati: uno – i contatti con un popolo tendenzialmente arroccato nelle proprie aree industriali (affittate loro da imprenditori e immobiliaristi italiani) e – due – un divario nella qualità della produzione. Più alta per il tessile pratese, più bassa per la confezione cinese.

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    DUE MONDI LONTANI MA VICINI VICINI

    Due mondi distinti che si sono incontrati o facendo affari da non ostentare troppo (import export, servizi, rifinizione di tessuti) o facendo scintille quando le catene di produzione hanno cominciato a incrociarsi con l’acquisizione delle prime tessiture, filature, stamperie e tintorie da parte della seconda generazione di imprenditori cinesi. Non tutte le aziende cinesi sono uguali. Lo spiega Lorenzo Wang Jinjian tracciando un quadro che segue le aree industriali pratesi. «Nel Macrolotto 2 ci sono le aziende più innovative, che fanno alta qualità. Nel Macrolotto 1 ci sono gli showroom. Dai nuovi, più belli di un tempo, sono spariti i vetri oscurati per lasciare spazio alle vetrine. È un segnale, un’apertura. Nell’area di Iolo, la prima che si è formata, si fa invece qualità più bassa. Qui i clienti sono quelli dei paesi meno esigenti: i paesi dell’Est ad esempio. Una grande città commerciale e industriale su cui si muovono i clienti e le catene low cost che mettono all’asta i loro ordini dando il lavoro a chi lo realizza a costi più bassi». Non tutte le aziende partecipano alle “aste”. «Aziende come la mia sono conosciute per la qualità del servizio che offrono. Piano piano il prezzo ha avuto un ruolo sempre minore. Del resto nelle aziende di fascia più alta i lavoratori sono regolari e la metà sono italiani».

    UNA MAPPA INTERATTIVA: ARRIVA MUUM PRATO

    La Prato della moda è dunque destinata a cambiare pelle e comunque a crescere trascinando anche il resto della Toscana. Lorenzo Jinjian e i colleghi Flavio Hu, e Huang Gin Hai, 40 anni, ne sono sicuri. «Ormai Prato nel mondo è la fabbrica-negozio più fornita d’Europa». Non è un caso se Flavio sta lavorando a una piattaforma www.muum.it che si accenderà tra qualche settimana in cui si potrà visitare Prato dal proprio ufficio, negli Stati Uniti come a Israele.

    «Nel mondo sanno che a Prato si acquistano abiti all’ingrosso. Ma dove? Quali tipi di abiti? Con la piattaforma faremo una mappa di tutte le aziende. Indicheremo anche locali dove mangiare, alberghi in cui dormire. E per chi vorrà visitare la Toscana saremo in grado di dare pacchetti per l’Abetone, la Versilia o le città d’arte. Un progetto aperto a tutti. Cinesi e non». La nuova associazione cinese sta già incontrando i giovani colleghi, i rappresentanti delle maggiori aziende pratesi. È dei giorni scorsi una cena con gli associati di Prato Futura, associazione locale di imprenditori e professionisti. Intanto per il capodanno cinese si sta organizzando al teatro Politeama uno spettacolo con artisti che arrivano dalla Cina mentre nella piazza del Mercato Nuovo, dove ha sede il centro buddista, ci sarà la più grande festa d’Europa delle lanterne. «Ce ne saranno di grandi come palazzi», garantisce Flavio. Si accendono le luci sulla più grande fabbrica di vestiti del mondo.

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