La protesta
Coniugi sfruttano 21 connazionali in stato di bisogno: arrestato il marito - Video
Prato, coppia di confezionisti cinesi accusati per la prima volta di intermediazione illecita del lavoro, un reato più grave dello sfruttamento. Minacciata la vicina di casa che ha consentito ai carabinieri di installare telecamere nella ditta. Gli operai lavoravano fino a 16 ore al giorno
PRATO. Un confezionista cinese di 39 anni, Miao Kedan, titolare di una ditta con sede in via Sabotino a Narnali, è stato arrestato dai carabinieri - e la compagna sua coetanea Zhu Honglan sottoposta al divieto di dimora a Prato - con l'accusa di aver sfruttato 21 loro connazionali, quasi tutti clandestini, ma stavolta non per il "semplice" sfruttamento della manodopera clandestina. È la prima volta a Prato che un imprenditore finisce in carcere in applicazione dell'articolo 603 bis del Codice penale, cioè la norma di recente introduzione pensata per sanzionare l'intermediazione illecita del lavoro ma che punisce anche lo sfruttamento.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.17679194:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/prato-gli-operai-sfruttati-che-lavorano-fino-a-16-ore-al-giorno/114761/116354]]
Al confezionista e alla compagna viene contestato l'utilizzo dei lavoratori in stato di bisogno, che prevede una pena più severa rispetto allo sfruttamento della manodopera. L'indagine è iniziata a novembre su input del Dipartimento di prevenzione dell'Asl. Una vicina di casa, connazionale dei due confezionisti, ha consentito l'accesso degli investigatori (che hanno piazzato telecamere nascoste nella ditta) e per questo è stata minacciata. In particolare il confezionista avrebbe preteso che la donna pagasse la metà della multa che sarebbe stata fatta alla confezione dopo un controllo effettuato il 6 novembre, altrimenti l'avrebbe fatta picchiare.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.17679189:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17679189:1652431813/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Gli operai lavoravano fino a 16 ore al giorno con tre pause di soli dieci minuti per mangiare. Le telecamere nascoste piazzate dai carabinieri hanno più volte ripreso il figlio della coppia di confezionisti, un bambino di un anno, che veniva lasciato sui pianali delle taglia e cuci mentre tutto intorno gli operai erano al lavoro. La ditta occupava una superficie di 85 metri quadrati, nei quali l'imprenditore era riuscito a concentrare ben 24 macchine da cucire. Inesistenti le vie di fuga e del tutto carenti le misure di sicurezza. In caso d'incendio la confezione sarebbe diventata una trappola. Negli stessi 85 metri quadrati erano compresi un piccolo bagno e una cucina.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.17679114:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17679114:1652431813/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Non molto più spazioso l'appartamento di via Pistoiese 389 all'interno del quale venivano fatti dormire fino a 15 dipendenti della ditta. Si tratta di una casa di 95 metri quadri, dove dormivano anche i due confezionisti col figlio piccolo.
"Apprendiamo con soddisfazione che, per la prima volta, è stato contestato lo sfruttamento lavorativo in una confezione che produceva illegalmente - dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem di Prato e di Pistoia - Lo avevamo sollecitato più volte pur consapevoli delle difficoltà da superare per chi avrebbe dovuto farlo. Ringraziamo Asl, Procura e carabinieri che hanno collaborato all'operazione e hanno svolto le indagini. Più volte abbiamo dichiarato che le leggi esistono, il problema è la loro applicazione. Quanto provato in questa indagine, grazie alle telecamere, è da anni la condizione di sfruttamento alla quale sono sottoposti migliaia di lavoratori di ogni etnia".
"Sono azioni come queste – continua Brezzo - che possono fare da deterrente per chi vuole produrre illegalmente.Ora sarebbe interessante sapere quali sono le aziende per le quali lavorava la ditta sfruttatrice e chiedergliene conto. E aspettiamo - conclude Brezzo - che il ministro Di Maio ci convochi per far diventare ordinaria l’applicazione delle leggi".
"Un'operazione importante che ha permesso, forse per la prima volta in Italia, di applicare l'articolo 603 bis del codice penale che estende al datore di lavoro le norme sul caporalato". Questo il primo commento del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. "Desidero innanzi tutto ringraziare la Procura della Repubblica di Prato, i carabinieri e quanti hanno lavorato alle indagini. Ma un ringraziamento speciale – sottolinea il presidente – va agli operatori della Regione Toscana da anni impegnati nel progetto 'Prato Lavoro Sicuro' perché l'operazione di oggi è scaturita anche dagli accertamenti che quotidianamente svolgono sul territorio. Ed è per noi grande motivo di orgoglio. La Regione Toscana – conclude Rossi – mantiene il suo impegno nel contrastare lavoro nero, dormitori e caporalato, proprio per questo il piano straordinario andrà a avanti fino al 2020 e diventerà strutturale".
I numeri di "Prato Lavoro Sicuro" Dal 2 settembre del 2014 al 31 dicembre 2018 sono state ispezionate 11.583 imprese, dando luogo a 5.484 comunicazioni di reato, a 464 sequestri e all'eliminazione di 1.723 impianti elettrici fatiscenti, 1.303 dormitori e 369 cucine abusive. La situazione è nel tempo nettamente migliorata, sostiene la Regione. Nella fase 2, iniziata il 1° aprile del 2017, le notizie di reato sono passate dal 54,8% al 34,8%, gli impianti elettrici non a norma dal 18,1 al 5,4%, i dormitori abusivi dall'11,7 al 7,6%. Il piano proseguirà tuttavia fino 31 dicembre del 2020 e dal prossimo aprile il raggio ispettivo verrà ulteriormente esteso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
