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sociale 

Cesvot: il volontariato pratese ha risposto all’appello

di Fabrizia Prota
Cristina Tacconi presidente delegazione Cesvot di Prato
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Cristina Tacconi presidente delegazione Cesvot di Prato

Sono 451 le realtà pratesi che parteciperanno il prossimo 9 febbraio al Mandela Forum di Firenze alla prima conferenza regionale del Terzo settore    

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PRATO. Adunata generale per le associazioni di volontariato, di promozione sociale, le onlus e le cooperative sociali toscane. Il 9 febbraio al Mandela Forum di Firenze si incontreranno per la prima volta in occasione della prima Conferenza regionale del Terzo settore, promossa da Regione Toscana, Forum Terzo Settore e Cesvot. E la delegazione di Prato del Centro Servizi Volontariato Toscana, attraverso la presidente Cristina Tacconi, invita tutti i soggetti pratesi appartenenti al terzo settore a partecipare: un microcosmo composto da 451 realtà, di cui 188 associazioni di volontariato, 146 di promozione sociale, 42 cooperative sociali e 75 enti iscritti all’anagrafe delle onlus.

 Presidente Tacconi, perché è importante partecipare alla conferenza?

«Perché è la prima occasione, dopo la riforma del terzo settore del 2017 – che tra le altre cose raggruppa in un’unica categoria (quella di “terzo settore” appunto) associazioni di volontariato, aps, onlus e cooperative sociali –, per le realtà toscane per confrontarsi su cosa cambia con l’entrata in vigore del nuovo codice e dei vari decreti attuativi che si stanno susseguendo in questi mesi. Si fa il punto della situazione per capire come muoversi».

A livello di istituzioni, qual è secondo lei il significato di questa iniziativa?

«Al fatto che sia stato promosso un evento del genere significa che le istituzioni (come la Regione Toscana), hanno capito quanto è importante il terzo settore, soprattutto in ambito sociale. Vuol dire legittimare il lavoro che tutti i giorni queste realtà fanno per far fronte ai bisogni delle comunità. Il pubblico non ne può fare a meno, da solo non ce la farebbe».

Eppure di recente il governo, con il raddoppio dell’Ires per gli enti no profit, aveva tentato una stoccata al settore…

« Sì, ma fortunatamente ci ha ripensato e il rischio è rientrato. La proposta aveva provocato una “piccola rivolta” tra gli operatori del no profit, più che altro perché ci sembrava che colpisse questo mondo senza pensare al ruolo che ha. Il terzo settore serve: dà coesione sociale e costruisce welfare, dando piccoli aiuti sul territorio che sono fondamentali. Perciò, i soldi si possono prendere da tante parti ma non da lì».

La nuova riforma facilita o pone delle difficoltà al settore?

«Alcune associazioni ed enti, soprattutto quelli più piccoli, ne sono un po’ spaventati, perché prevede una serie di adempimenti in più – come la revisione degli statuti entro il prossimo agosto e, in seguito, l’iscrizione al registro unico del terzo settore. Ma dà ordine e definisce il settore in maniera organica, spingendo inoltre a lavorare in rete. Si tratta di un salto culturale».

A Prato qual è lo “stato di salute” del mondo del volontariato e del no profit?

«Quella pratese è una realtà vivissima in materia di associazioni e terzo settore. Prato, per sua vocazione, infatti è sempre stata una città aperta e accogliente. Caratteristiche che ha anche la Toscana, che con oltre 1.177 volontari ogni 10.000 residenti è la regione più attiva d'Italia in quest’ambito».

Quali sono i punti di forza e quali le criticità dell’associazionismo pratese?

«Il punto di forza, come dappertutto nel no profit, è la capacità di resistere anche quando le risorse economiche sono poche».

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