La protesta
Emissioni nocive dal forno di stamperia Scatta il sequestro
La polizia municipale ha messo i sigilli a 16 macchinari trovati in un’azienda gestita da un’imprenditrice cinese
prato. Nel corso dei controlli delle attività produttive ad impatto ambientale nell’ambito della lotta all’inquinamento della città, il nucleo ambientale della polizia municipale, insieme ai tecnici della prevenzione del Dipartimento Arpat di Prato, ha sequestrato il macchinario di un’azienda gestita da una donna cinese di 55 anni, che lavorava in assenza delle autorizzazioni ambientali. Il macchinario sequestrato, nello specifico, è un forno di asciugatura, dove i capi di abbigliamento vengono trattati successivamente alla fase di stampa digitale.
Al momento dell’accesso al magazzino erano presenti due operai di nazionalità cinese, privi di contratto di lavoro, uno dei quali non è stato in grado di esibire nemmeno il permesso di soggiorno. L’operaio è stato dunque accompagnato al comando di Polizia Municipale per le pratiche di fotosegnalamento.
L’ispettorato del lavoro ha proceduto a sospendere l’attività imprenditoriale e la titolare dovrà rispondere di specifici reati in materia di impiego di manodopera clandestina. Completamente eluso il sistema di tracciabilità dei rifiuti prodotti dalla ditta, classificabili, ai sensi della normativa vigente, anche come pericolosi e riferibili ai prodotti chimici rinvenuti nei locali: la datrice di lavoro è stata infatti solamente in grado di esibire un registro di carico e scarico non compilato in alcuna pagina e non ha prodotto alcuna documentazione comprovante il corretto smaltimento dei rifiuti prodotti.
La Polizia municipale ha proceduto alla contestazione di sanzioni amministrative per un importo complessivo di 5.733 euro e al sequestro amministrativo di tutti e 16 i macchinari rinvenuti all’interno dei locali lavorativi, molti dei quali a marchio cinese e quindi privi di conforme etichettatura Ce. Anche i vigili del fuoco hanno notificato alcune contestazioni all’imprenditrice cinese.
In sostanza la Municipale ritiene che il forno di asciugatura e gli altri macchinari abbiano prodotto emissioni nocive nell’aria, di cui non si cono sce ancora la portata. —
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