Il Tirreno

Prato

Il sistema 

Carte prepagate, prestanome e conti in Romania e a Santo Domingo

P.N.

In cambio di pochi spiccioli cinque pratesi hanno attivato le carte che poi sono servite a svuotare in parte i bilanci delle società coinvolte

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prato. Carte di credito prepagate intestate a prestanome e usate per “mungere” i bilanci delle società cooperative. Questo uno dei sistemi ipotizzati dagli investigatori nell’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta di tre società che ha portato all’arresto di Giovanni Cal ed Eugenio Caruso. Nel corso delle indagini sono state sentite almeno cinque persone che hanno raccontato di essere state ingaggiate a Prato nel 2014 da un uomo sulla cinquantina di cui non sanno il nome (ma che secondo gli inquirenti era Paolo Romagnoli, il settimo indagato nell’inchiesta, che sarebbe morto in Ecuador di lì a poco, il 1° agosto 2015). Ai prestanome veniva dato qualche spicciolo per il disturbo (tra i 100 e i 300 euro): in cambio dovevano presentarsi in banca, attivare una carta prepagata e poi consegnare contratto e credenziali a chi li aveva ingaggiati per operare in home banking. In questa maniera, calcolano gli inquirenti, nel 2014 dalla sola cooperativa Titano è uscito un milione di euro.

Ma a un certo punto sorge anche il problema di nascondere il denaro che è uscito dalle cooperative. La guardia di finanza convoca la prestanome Paola Semboloni, legale rappresentante della Titano, e le chiede quali siano i suoi compiti. La donna, che in passato ha lavorato nel settore delle pulizie, sembra estranea alla gestione della cooperativa. Parla genericamente di una persona «che va in giro per Livorno su una Porsche Cayenne». Quando la riconvocano non risponde e fa dire al suo avvocato che non si sarebbe più presentata. Però i finanzieri la ascoltano mentre parla al telefono con la sorella e si lamenta per il fatto che la Finanza non riuscisse a incastrare Giovanni Cal, che aveva «rubato il denaro allo Stato e continua a rubare con la società messa in piedi a Livorno, mentre io prendo l’autobus per guadagnare 300 euro al mese».

Per nascondere il denaro, invariabilmente, si sceglie l’estero, e qui entra in scena il pratese Eugenio Caruso, che a partire dal 2015 apre conti correnti alla Unicredibank di Timisoara e alla Banca Intesa della stessa città rumena, per poi trasferire il denaro (ma si parla solo di 210.000 euro) alla Banca Reservas di Santo Domingo. A fare da intermediario sarebbe stato tale Angel Bautista, tra il novembre 2017 e l’aprile 2018, al quale Cal e Caruso portano i soldi in contanti volando in aereo da Bucarest a Santo Domingo. — P.N.

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