Il Tirreno

Prato

Il caso 

"Anziani messi in cantina durante le ispezioni"

Alessandro Formichella
Un anziano in una casa di riposo (archivio)
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Un anziano in una casa di riposo (archivio)

Prato, parla una ex dipendente della casa di riposo di Tavola chiusa un anno fa, che aspetta ancora di essere pagata come gli altri lavoratori

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PRATO. «In quella casa famiglia gli anziani erano quindici, sedici, a volte anche venti. Una gran confusione, letti spostati da una stanza all’altra, non c’erano lacci di restrizione, di contenimento e venivano usati lacci qualunque, fazzoletti e lenzuoli per legare gli anziani alle carrozzine o ai letti». Tiziana Manici, 47 anni, ex dipendente della Rsa “La Casa” di Tavola, chiusa un anno fa dopo una ispezione della commissione di vigilanza dell’Asl Toscana Centro e dei Nas, parla di cosa accadeva dentro la “casa famiglia”, luogo che non chiama mai Rsa.

«No, quella era una villetta terratetto che poteva ospitare al massimo dieci anziani, ma ce n’erano anche sedici, venti», ammonisce la Manici e dice chiaro e tondo cosa avveniva dentro questa struttura gestita dalla cooperativa La Nuova Liahona, con sede legale a Firenze. Un racconto che arriva dopo molto tempo, però, dopo oltre un anno dai fatti che andarono alle cronache. Il marito di Tiziana, dopo mesi e mesi di stipendi non pagati, Tfr non dato e un prestito di cinquemila euro che la stessa Manici sostiene di aver dato al presidente della cooperativa Carmine Chirico, le ha fatto rompere gli indugi. . È alla fine del 2017, con la chiusura della struttura, che i dipendenti non ne possono più, perché hanno taciuto per timore del posto di lavoro, ma da mesi non hanno lo stipendio, c’è chi aspetta di avere tre chi quattro mensilità. «A quel punto Carmine Chirico si è dileguato, non se n’è saputo più niente».

«Le ispezioni dell’Asl c’erano spesso - dice Tiziana Manici - e gli ospiti anziani erano sempre di più della capienza. Una volta, durante una ispezione, di corsa Chirico ne mise diversi nello scantinato della villetta e quella volta la passò liscia. Non si accorsero di quanti fossero realmente». Forse, gli ispettori dell’Asl anche in quel caso non si accorsero di niente.

«La casa famiglia di Tavola ha avuto le autorizzazioni del Comune per gestire gli anziani, alcuni decenni fa. Non si tratta di una cosa recente». Luigi Biancalani, assessore alle politiche sociali è chiaro. E aggiunge: «Il problema riscontrato con molte ispezioni è sempre stato quello del numero di ospiti superiore a quello autorizzato, fra residenziali e diurni. La cosa non poteva andare bene secondo appunto quanto autorizzato e per questo l'amministrazione comunale revocò un anno fa la possibilità di continuare nella gestione della piccola casa famiglia. Sul resto non posso dire molto di più».

 

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