Sicurezza
Tratta di giovani nigeriane Arrestate le loro sfruttatrici
Hanno attraversato il deserto libico per essere costrette a prostituirsi in strada Almeno due sono minorenni, dovevano pagare un “riscatto” fino a 30.000 euro
prato. Tre donne di nazionalità nigeriana sono state arrestate ieri dalla squadra mobile della polizia di Prato con le accuse di tratta di persone, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione. Secondo quanto riferito dalla polizia, le tre donne, due delle quali sono state fermate a Pistoia dove nel frattempo si erano trasferite, avrebbero organizzato una tratta di giovani connazionali, alcune delle quali minorenni, che venivano fatte venire in Italia e messe sul marciapiede fino a quando non riuscivano a saldare il debito con le loro sfruttatrici. Un debito, si spiega, che poteva arrivare anche a 30. 000 euro e che le giovani nigeriane sarebbero state costrette a pagare anche dopo essere state sottoposte a riti juju nei quali si impegnavano a non tradire le “madame”.
Ogni lunedì sarebbero state costrette a versare dai 200 ai 600 euro in contanti. Le ragazze si prostituivano in genere la mattina alla stazione centrale di Prato e la sera a Calenzano e Sesto Fiorentino.
Le donne arrestate sono Enoma e Rita Eghomwanre, madre e figlia di 49 e 25 anni anni, residenti a Pistoia, e Dorothy Omokhoa, 44 anni, residente nel centro di Prato. Una quarta indagata è al momento ricercata perché risulta che si sia trasferita in Inghilterra e per lei verrà emesso un mandato di arresto europeo.
Le indagini della squadra mobile di Prato sono iniziate nel 2016 in seguito alla segnalazione fatta dai cronisti dell’emittente televisiva tedesca Deutsche Welle Tv alla Procura della repubblica di Firenze nella quale si indicava la presenza di prostitute nigeriane nell’appartamento di via Prampolini 10 a Iolo, affittato da una coppia di italiani Rita ed Enoma Eghomwanre, e successivamente i poliziotti della squadra mobile di Prato hanno verificato che le ragazze erano ancora impiegate nel mondo della prostituzione. Per questo è stata chiesta e ottenuta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (firmata dal gip Gianluca Mancuso) che è stata notificata alle tre nigeriane ieri mattina. Due sono finite in carcere e la terza (Rita Eghomwanre) agli arresti domiciliari perché incinta. Sono una dozzina le ragazze nigeriane che sono state sfruttate dal terzetto.
Almeno due di loro sono minorenni. Una di loro fu controllata dalla polizia mentre si prostituiva a Prato e in quell’occasione emerse che aveva appena 16 anni. Le loro sfruttatrici lo vennero a sapere e pochi giorni dopo la trasferirono, insieme a un’altra giovane prostituta, in Francia, dove hanno continuato a battere il marciapiede inviando parte dei guadagni alle sfruttatrici in Italia.
Tutte le giovani nigeriane hanno percorso la strada dei richiedenti asilo che arrivano dall’Africa. Reclutate nel villaggio di origine, in un caso anche con la complicità del padre di una di loro, poi deceduto, hanno attraversato il deserto per arrivare in Libia e qui sono state trattenute nei dormitori-ghetto dei trafficanti di uomini per poi approdare in Sicilia ed essere trasferite nei Centri di accoglienza straordinaria, dai quali hanno poi raggiunto la destinazione finale, Prato (solo una è stata dirottata in Germania). Alcune di loro hanno provato a ribellarsi e una è riuscita a fuggire dopo essere stata trasferita a Piacenza, presentando una denuncia alla Procura di Roma. Alle ragazze non veniva concessa alcuna autonomia, nemmeno quella di rifarsi l’acconciatura: una di loro è stata duramente rimproverata e “multata” di 100 euro perché lo aveva fatto. —
Paolo Nencioni
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