Il Tirreno

Prato

Lavoro & accoglienza 

Astir “processato” in Comune: «Non si sono mai presentati»

di Maria Lardara
La riunione della commissione consiliare in palazzo comunale
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La riunione della commissione consiliare in palazzo comunale

Prato, il vice sindaco Faggi non ha intenzione di togliere i servizi al consorzio sotto inchiesta. Già persi 12 posti di lavoro

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PRATO. Invitato e mai pervenuto. Consorzio Astir: chi l’ha visto a palazzo comunale? Non, almeno, sui banchi della commissione 5 il cui presidente Gabriele Alberti (Pd) racconta di aver invitato negli ultimi anni Astir perché relazionasse la sua attività davanti ai consiglieri. . «Sono gli unici a non essere venuti in commissione nonostante l’invito, a differenza di altre realtà». Dopo l’inchiesta della procura di Prato sui centri di accoglienza straordinaria gestiti dal consorzio Astir, i servizi di quest’ultimo sono finiti martedì 8 sotto la lente d’ingrandimento congiunta della commissione 5 (politiche sociali e immigrazione) e 6 (controllo e garanzia).

Gli affidamenti. Il consorzio, al centro dell’indagine sulla frode nella pubblica fornitura per la gestione dei Cas in capo alla Prefettura, gestisce in appalto diversi servizi per conto del Comune: dall’assistenza domiciliare per oltre 300 anziani (insieme alle coop Alice, Pane e Rose e Il Borro) agli interventi educativi sui minori disabili e persone con disagio mentale. «Servizi alla persona che richiedono una certa attenzione visto che si parla di soggetti “fragili”», fa notare la presidente della commissione controllo e garanzia Rita Pieri (Fi). Ma di intensificare i controlli sui servizi comunali gestiti da Astir non se ne parla. «Ci sono le normali verifiche legate alla qualità dei servizi», ricorda il vice sindaco Simone Faggi. Tutti i rapporti che legano il Comune ad Astir andranno avanti. «Non ci sono gli elementi per sospendere le convenzioni con le cooperative afferenti ad Astir – affema Faggi - La nostra risposta è netta». In gioco ci sono centinaia di posti di lavoro.

La linea prudente. A punzecchiare il vice sindaco è stata la consigliera pentastellata Silvia La Vita che ha chiesto di verificare se, eventualmente, esistano gli estremi perché il Comune si costituisca parte civile. «In questo momento sarebbe azzardato e imprudente – ha risposto Faggi – Abbiamo di fronte una realtà che dà diversi posti di lavoro sul nostro territorio. C’è un’indagine in corso, non ci sono al momento né condanne né condannati». «Mi sarei aspettato parole più dure da un vice sindaco – replica La Vita - I fatti sono molto gravi, si parla di richiedenti asilo lasciati al freddo e senza cibo». Intanto Faggi fa sapere che l’immobile di via Marini, una delle strutture che ospitavano i Cas, aveva l’idoneità sanitaria rilasciata dall’Asl. E che nei prossimi giorni il Comune incontrerà la nuova presidente di Astir, Fiorella Alunni.

Posti a rischio. Il loro futuro lavorativo è in forse. Era legato al servizio di accoglienza per i richiedenti asilo, quelli che la prefettura ha dirottato in altri Cas in seguito all’inchiesta della Procura. Migranti trasferiti in altri centri di accoglienza ma loro, i dipendenti delle cooperative Humanitas e Verdemela facenti capo alla galassia di Astir, restano a casa. «Siamo preoccupati per la dispersione di 12 professionalità derivante dal trasferimento dei richiedenti asilo in altri Cas».

Nelle parole del segretario della Fp Cgil provinciale Sandro Malucchi è racchiusa la premessa della lettera scritta dieci giorni fa dal sindacato e indirizzata alla Prefettura, all’indomani dell’arresto dell’ex presidente di Astir Loretta Giuntoli. Lettera scritta per chiedere conto, appunto, delle politiche a tutela dei posti di lavoro messe in atto dalla prefettura.

«Ma non abbiamo avuto risposta – dicono dal sindacato – mentre a subire le conseguenze di tutta questa vicenda sono i lavoratori di cui non risulta nessuna responsabilità». Così, il trasferimento di circa 70 richiedenti asilo in altri Cas gestiti da altri soggetti (Coop 22, Pane & Rose e cooperativa Eccoci) ha lasciato a piedi 12 lavoratori, tutti inquadrati con contratto a tempo determinato scaduto a fine dicembre scorso. E che, evidentemente, non è stato rinnovato.

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