Gioco
Nel capannone una montagna di scarti tessili fino al soffitto
Nonostante la denuncia della titolare-prestanome di 19 anni, i soci dell’attività hanno continuato ad accumulare i rifiuti speciali portati da aziende cinesi e non
PRATO. Dal semplice controllo al sequestro dell’attività per il timore che il capannone carico di rifiuti speciali possa essere incendiato, come è avvenuto in altre zone d’Italia. Così, a meno di due mesi dal controllo che aveva già portato alla denuncia in stato di libertà di una diciannovenne originaria della provincia di Bergamo, titolare di un impianto di recupero rifiuti in gran parte tessili provenienti da aziende di confezione e pronto moda del distretto pratese e al sequestro di un cassone contenente cascami tessili, i carabinieri del Noe di Firenze e la Polizia municipale di Prato hanno sequestrato un capannone in via per Le Case Nuove a Galciana, coadiuvati da vigili del fuoco e carabinieri di Prato.
Gli approfondimenti investigativi hanno, infatti, accertato come, dietro alla giovane, operassero dei soci occulti e gestori di fatto dell’attività - uno dei quali padre della diciannovenne - che, in forza di un’autorizzazione risultata essere ormai priva di ogni validità, avevano continuato a stipare nel capannone centinaia di tonnellate di cascami tessili ed altri rifiuti provenienti dal comprensorio tessile pratese, arrivando a triplicare i quantitativi di rifiuti censiti appena poche settimane prima. Gli operatori intervenuti si sono infatti trovati di fronte ad una montagna di rifiuti che aveva ormai riempito buona parte della superficie del capannone fin quasi alla sommità dell’edificio, occludendo ogni via di fuga in caso di incendio, esponendo i lavoratori dipendenti ai rischi conseguenti.
E proprio il timore che, una volta riempito completamente il capannone, gli indagati potessero ricorrere ad un incendio liberatorio per smaltire illegalmente la mole di rifiuti accumulati, facendo così sparire ogni traccia delle loro condotte criminose, ha spinto la polizia giudiziaria ad operare d’urgenza, sequestrando l’impianto ed apponendo i sigilli all’intera attività che è stata poi affidata ad un custode giudiziario. La documentazione ritrovata, sequestrata insieme ai computer aziendali, è al vaglio degli investigatori e della Procura di Prato che stanno proseguendo l’attività d’indagine.
Il controllo era avvenuto a metà novembre dell’anno scorso. All’interno del capannone di Galciana erano già stipate circa 300 tonnellate di rifiuti tessili, allestite in sacchi e presse. I sacchi, che in alcuni punti raggiungevano quasi la sommità dell’edificio, erano stati addossati al portone secondario di uscita del magazzino non permettendo pertanto una rapida fuoriuscita dall’immobile in caso di incendio ed esponendo pertanto i lavoratori dipendenti ai rischi conseguenti. Oltre a queste violazioni, l’Ispettorato del lavoro trovò uno straniero senza contratto e fu registrata una gestione documentale molto carente. —
Francesco Albonetti
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