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Chiude dopo 27 anni la Chiccheria di Largo Carducci

Maria Lardara
Chiude dopo 27 anni la Chiccheria di Largo Carducci

Poggesi: «I ragazzi che prima venivano in centro ora vanno nei centri commerciali, ma io chiudo per motivi famigliari»

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prato. Le ultime calze della Befana le stanno riempiendo con un mare di caramelle, lacrime e ricordi. Tanti ricordi, quelli di bambini golosi divenuti adulti e da sempre affezionati a quell'insegna rimasta nella loro memoria come sinonimo di dolcezza. Per la commerciante Graziella Poggesi la festività dell'Epifania avrà quest’anno un sapore più amaro. Sarà l’ultima Befana in negozio: la "sua" Chiccheria di Largo Carducci abbasserà definitivamente la saracinesca il 31 gennaio, dopo quasi 27 anni. Era il settembre del 1992 quando aprì “La Chiccheria” a due passi dal Duomo: Graziella si ricorda ancora i primi mesi di lavoro come fossero ieri, quelle sere in negozio fino a notte fonda per impreziosire con nastri e fiocchi le confezioni di Natale o le uova di Pasqua. Con i suoi dolciumi, “La Chiccheria” ha preso per la gola due generazioni di pratesi mentre oggi, all’ingresso del locale, campeggia un cartello con la scritta “Vendesi” tradotta anche in cinese. «Chiudo per motivi familiari e so già che il mio negozio mi mancherà tantissimo», confessa Graziella con le lacrime agli occhi mentre è intenta a servire i clienti alle prese con la scelta della calza più originale. Chi la saluta fra tanti dolci e regali promette che ritornerà prima del 31, ultimo giorno di attività. Certo, le abitudini sono cambiate rispetto a vent’anni fa. «I ragazzini che prima venivano in centro a comprare i “chicchi” ora vanno alla multisala o nei centri commerciali», ammette Graziella che ha negli occhi il viso dei bimbi che entravano per una caramella e che da grandi passano di tanto in tanto a trovarla. «In tanti mi chiedono di ripensarci ma è impossibile tornare indietro. La chiusura è una scelta obbligata per motivi personali». Stop. Intanto le Befane di stoffa fatte a mano da un’artigiana piemontese stanno andando a ruba. Pezzi unici che piacciono anche a chi vive fuori Prato.«Me ne hanno prenotato due da Firenze», racconta la titolare che si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «I pratesi dovrebbero amare e frequentare di più il centro storico. Per noi negozianti, d’altro canto, forse ci vorrebbe un occhio di riguardo in più: il centro storico non si anima solo con le attività commerciali che vivono di notte». —

Maria Lardara

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