Toscana
La contabilità digitale mette in crisi gli artigiani
Pieragnoli (Confartigianato): «Tempi duri per i contoterzisti tessili», Grassi (Cna Toscana Centro): «Seminari ad hoc per i giovani imprenditori cinesi»
PRATO. Disorienta il confezionista cinese, complice lo scoglio della lingua. Fa rabbia al piccolo tessitore, quello con pochi telai che magari aveva già una mezza idea di chiudere, complice l’età pensionabile, e che ora lo farà davvero. Ecco, per il contoterzista senza struttura aziendale alle spalle, l’obbligo della fatturazione elettronica diventa la goccia che fa traboccare il vaso.
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«Basta burocrazia. Stavolta fo festa». Frasi così riecheggiavano nei corridoi di Confartigianato già negli ultimi giorni del 2018. Parola di orditori, ritorcitori, roccatori, tessitori, filatori, aspatori. Anno nuovo, incombenze nuove. Che fanno rima, appunto, con fatturazione elettronica: l’addio alla classica fattura di carta fa lievitare i costi per le piccole ditte. «Si tratta di un cambio di mentalità epocale – fa notare Marco Pieragnoli, segretario di Confartigianato Prato – Nel distretto abbiamo una bella fetta di contoterzisti tessili, soprattutto quelli meno strutturati e più vicini all’età pensionabile, con poca dimestichezza degli strumenti digitali».
Moreno Vignolini ha 43 anni e la sua ritorcitura con 22 dipendenti è al passo coi tempi: nell’ufficio amministrativo ha il personale giusto per occuparsi di fatturazione elettronica. Ma due anni fa, prima che arrivasse questa figura, con la fattura digitale sarebbero stati dolori anche per lui. «Nel 95% dei casi il contoterzista si ritrova a sistemare le fatture con calma nel weekend, dopo aver pensato al lavoro. Ma con il nuovo meccanismo, l’emissione della fattura deve avvenire entro il 31 del mese».
Vignolini si mette nei panni di un terzista over 60 che magari ha sempre compilato a mano una fattura senza mai vedere un computer. Dovrà avvalersi di un professionista che lo faccia al suo posto, oppure familiarizzare con sigle abbreviate come il sistema di interscambio (Sdi) che smista i file fra clienti e fornitori. Certo, bisogna tenere conto del numero di fatture emesse. Da una realtà più strutturata come la ritorcitura Vignolini escono ogni mese 35-40 fatture indirizzate ai lanifici. Basta una piccola lavorazione tessile che fattura dai 100 ai 200mila euro l’anno per far scattare il nuovo obbligo (esonerati i regimi forfettari fino a 65mila euro). «Non credo che questo sistema aiuti a combattere l’evasione fiscale – tuona Vignolini - Chi faceva il nero continuerà a farlo».
Cinzia Grassi, direttrice di Cna Toscana Centro, è fiduciosa. «In una prima fase i costi in più saranno inevitabili per le imprese ma, a regime, si otterrà un risparmio effettivo di procedure manuali». E far digerire la novità potrebbe essere più difficile per le imprese cinesi. Al loro capezzale è scesa Cna World China, costola di Cna Toscana Centro che raggruppa circa 300 imprenditori dagli occhi a mandorla: una cinquantina di loro ha partecipato ai due seminari informativi organizzati dall’associazione fra novembre e dicembre. «Non erano presenti solo i titolari ma anche giovani di seconda e terza generazione che un giorno prenderanno in mano la gestione aziendale», racconta la direttrice. Sia Cna che Confartigianato si sono mosse per tempo per spiegare la novità alle imprese, organizzando diversi incontri per gli associati e mettendo a punto dei software gestionali per semplificare le nuove procedure.
La prima E-fattura ancora non l’ha emessa ma è solo questione di tempo. Il ristoratore Renzo Bellandi si sta ancora orientando nella giungla del nuovo adempimento prima di cambiare abitudine. «Spenderò 1200 euro in più all’anno, ovvero i costi del software gestionale per il collegamento con l’agenzia delle entrate», fa sapere Bellandi che è anche presidente dei ristoranti e bar Fiepet Confesercenti. Non che fatturi tanto in un anno: nel 2018 non è arrivato a 50 fatture. Quando si tiene la settimana degli studi economici della Fondazione Datini, ad esempio, il Megabono di via Ser Lapo Mazzei emette fattura. D'ora in poi questa sarà solo elettronica: un balzello di cui Bellandi faceva volentieri a meno. «Penso alle difficoltà per chi ha un’attività e non è più giovanissimo - lamenta il ristoratore - Non cambierà nulla sul piano dell’evasione fiscale»
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