Gioco
Nel Cas da cui sono partite le indagini «Ora ci sono le monoporzioni ma noi vorremmo cucinare da soli»
prato. Sul tavolo del Centro di accoglienza straordinaria di via Umberto I, a Poggio a Caiano, uno di quelli finiti al centro dell’inchiesta sulla presunta frode del Consorzio Astir, ci sono due grandi contenitori con decine di monoporzioni di riso, pasta, patate o carne. L’ora di pranzo è già passata, ma molte di quelle porzioni sono ancora intatte. «Noi preferiremmo cucinare da soli - dicono gli ospiti del centro - Di là c’è la cucina e ci troveremmo meglio a cucinare per conto nostro». Abbandonati sul tavolo anche numerosi caschi di banane.
I richiedenti asilo presenti nel Cas di Poggio attualmente sono 11 e vengono dalla Nigeria, dal Ghana, dal Sudan e dal Bangladesh. Fino a qualche tempo fa, stando ai risultati delle indagini, gli addetti della cooperativa Verdemela portavano al mattino una grande ciotola di riso che doveva bastare fino alla sera. Ora, come detto, ci sono le monoporzioni, ma non sembra che abbiano incontrato il favore degli ospiti, che però non hanno particolari lamentele da fare. L’addetto della cooperativa, dicono, viene al mattino e poi torna la sera per la chiusura. Il wi-fi funziona, al primo piano c’è anche un piccolo televisore che qualcuno ha portato da fuori. Uno degli immigrati sta facendo i capelli a un compagno, l’atmosfera è abbastanza allegra.
«Io sono in Italia ormai da due anni e otto mesi - racconta quello che sembra il più vecchio di tutti, originario del Sudan - e non so ancora se potrò rimanere». Un ragazzo più giovane, che arriva dal Ghana, dice che la sua domanda è stata bocciata dalla commissione e che è in attesa dell’appello. Desmond, nigeriano, non vuole farsi fotografare. Vite sospese e probabilmente inconsapevoli del terremoto giudiziario che ha investito il Consorzio Astir. Dietro alla porta d’ingresso un cartello avverte che «is not possible for old people to come and sleep inside». Si presume che vieti l’ingresso ai senza tetto.
Gli ospiti del Cas dicono che gli addetti della cooperativa sono gentili, che non li trattano male, e quanto all’esterno, spiegano che alcuni sono “friendly”, cioè amichevoli, altri no. Tra loro ci sono anche quelli che la sera del 17 dicembre dell’anno scorso furono i primi a soccorrere un paio di bambini cinesi minacciati dalle fiamme di un incendio nell’appartamento dall’altra parte della strada.
Non hanno ricevuto particolari ringraziamenti. Ora però si accontenterebbero di poter cucinare per conto proprio, aspettando una risposta dalla commissione. — P.N.
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