Toscana
Bagno di folla e selfie a raffica La visita di Salvini a Montemurlo
Il vicepremier consegna ai carabinieri la villetta dei Cozzolino e promette: «Col prefetto smantelleremo l’illegalità a Prato»
MONTEMURLO. Se il selfie è la misura della popolarità, quella del vicepremier Matteo Salvini viaggia col vento in poppa. Anche a Montemurlo dov’è arrivato per consegnare ai carabinieri la villetta a schiera confiscata per mafia alla famiglia di Pietro Cozzolino, 45 anni, condannato per traffico d’armi e droga, il ministro dell’Interno ha ricevuto un piccolo bagno di folla non negandosi a qualsiasi richiesta di selfie, dalle forze dell'ordine, da simpatizzanti leghisti e da semplici cittadini. Almeno cinquecento le persone che lo hanno aspettato e seguito sotto la pioviggine in via La Querce. Gli applausi e i «bravo» gridati dai sostenitori ed una piccola protesta o a margine da parte di alcuni dimostranti, contrari sia alla presenza dei mafiosi che al vicepremier: una decina di persone molto composte che hanno esposto cartelli nei quali si diceva quanto costa ospitare nei carceri i detenuti e quanto costano i richiedenti asilo.
E sull’onda del momento, Salvini si è lanciato ad annunciare la prossima vittoria della Lega anche in quella parte di Toscana che ancora gli manca: Firenze, Prato e Livorno. Il vicepremier ha consegnato le chiavi della villetta (valore stimato 349.000 euro) al tenente colonnello Marco Grandini, comandante dei carabinieri a cui è affidata la custodia dell’edificio. Era presente anche il prefetto Rosalba Scialla e il direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Ennio Mario Dosano e il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini. Tra il vicepremier leghista e il sindaco di centrosinistra, hanno prevalso la cortesia e il rispetto del ruolo: «Vengo da ministro e non guardo al colore dell’amministrazione comunale – ha detto Salvini - Ho visto il curriculum di questo Cozzolino, fa accapponare la pelle. Il posto di questa gente è in galera. Questo è un altro tassello di tutti i beni confiscati come abbiamo fatti a Parma nei giorni scorsi, prima ancora a Palmi e a Roma coi Casamonica e come presto faremo a Palermo e a Villasimius in Sardegna». La sicurezza è il piatto forte del ministro dell’Interno, che non poteva trascurare ill “caso Prato”, soprattutto con riferimenti alle irregolarità delle aziende cinesi, seppure non citandole in modo diretto: «Ci sono i fondi per assumere 8.000 poliziotti - ha rilanciato - Guardia di finanza e vigili del fuoco. Una buona quantità di questi arriverà in Toscana e una parte anche a Prato. Perché qui c’è un sistema di concorrenza sleale da andare a smantellare. I capannoni alveare non sono degni di un Paese civile. All’imprenditore e artigiano italiano si spacca il capello in quattro, andando a controllare anche l’ultima delle uscite di sicurezza, giustamente, e l’ultimo scontrino rilasciato. Vedremo di lavorare con la Prefettura che si è dimostrata molto efficace in questa opera di legalità, anche con un controllo sistematico del commercio e dell’industria abusivi che non rispettano nessun tipo di legge e nemmeno gli imprenditori onesti». Il tema delle pensioni è stato toccato con un selfie insieme ad un certo Emiliano, poi diventato un twuitter: «Un pensionato di 62 anni e 38 di contributi, ex salumiere, senza lavoro da due anni oggi mi ha detto: grazie Matteo, grazie al superamento della legge Fornero, nel 2019 andrò in pensione e tornerà a vivere». Poi il ministro ha lasciato il posto al leader della Lega che ha lanciato il guanto di sfida della destra a quel che resta del governo di centrosinistra nella regione: «Sento in Toscana un vento di cambiamento e penso che quello che è successo a Pisa e Siena e presto succederà anche a Firenze, Prato e Livorno». —
Francesco Albonetti
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