Toscana
Un capannone fantasma nato sulle ceneri della Filan
L’immobile faceva parte della galassia Fedora, poi fallita Sembrava uno scatolone vuoto ma nel 2014 un incendio svelò che dentro ci lavoravano i cinesi
CANTAGALLO. Campeggiava ancora l’insegna della Filan, ieri mattina a Usella. Teatro dell’ultimo, fatale, infortunio sul lavoro in provincia di Prato è l’ex filatura facente parte della galassia Fedora, una delle aziende dell’imprenditore Piero Nardi (insieme a Fedora, Fintes, Mako e Nardi Filati) che gettò la spugna quasi dieci anni fa. Il tribunale di Prato ne ha decretato il fallimento agli inizi del 2017 ma la filatura che un tempo dava lavoro a 22 persone in Vallata fu messa in liquidazione molto prima. All’epoca si sospettò che i macchinari della filatura venissero venduti in Cina.
Fatto sta nel giugno 2014, quando si sviluppò un principio di incendio nella fabbrica di Usella, furono trovati operai cinesi al lavoro: sul posto intervennero vigili del fuoco e carabinieri. Non è dato sapere se l’immobile di via Terrarossa 2 fosse di proprietà della famiglia Nardi.
«Quel capannone sembrava deserto. Ci sono aziende di cui s’ignora l’esistenza finché non succede qualcosa», ammette Tina Oldani, responsabile Filctem-Cgil per la Val di Bisenzio.
L’ultimo infortunio sul lavoro verificatosi in Vallata, in ordine di tempo, avvenne al Gruppo Colle. Era il 18 settembre e un operaio si ferì in modo lieve scivolando da un camion.
«In estate, nei momenti di maggiore picco di lavoro nel distretto, aumenta il fattore di rischio», spiega la sindacalista Oldani.
L’azienda a conduzione cinese che ricicla plastica, dove ha perso la vita un uomo di 55 anni, impiegherebbe manodopera nigeriana. A far squillare l’allarme per la sicurezza sui luoghi di lavoro sono i sindacati, con un comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil.
«Non possiamo dire con certezza quale sia la causa del tragico avvenimento, non si conoscono ancora i dettagli di come è avvenuto l'incidente, né quale fosse il rapporto tra il morto e l'azienda, tuttavia è chiaro che si tratta di un fatto avvenuto mentre una persona lavorava, da sola, in un'azienda manifatturiera. Prato – scrivono i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil – è una provincia in cui l'attenzione alla prevenzione contro gli incidenti sul lavoro è molto alta; molto è stato fatto in passato e viene fatto ogni giorno per informare e controllare le aziende, circa i corretti comportamenti in materia di prevenzione degli infortuni. Evidentemente tutto questo ancora non basta. Nell'esprimere tutto il nostro cordoglio alla famiglia della vittima, auspichiamo che l'impegno per questa battaglia di fondamentale civiltà sia ancora più forte, più incisivo e riesca a raggiungere ogni luogo di lavoro a partire dai punti dove ce n’è più bisogno». —
Maria Lardara
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