Toscana
Riciclano il “nero”: dieci arresti tra Prato e Bologna. Blitz nell’enoteca di lusso
La Guardia di finanza ha sequestrato 110.000 euro in un’attività commerciale di via Cava. Lingotti d’oro nascosti nelle stive degli aerei. Un turco riciclava i proventi dell'evasione di numerosi imprenditori cinesi
PRATO. Un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di milioni di euro derivanti dal “nero” delle aziende cinesi. Su questo indaga la Procura di Bologna, che ieri, 11 dicembre, ha fatto scattare 10 arresti (7 in carcere e tre ai domiciliari) nei confronti di altrettanti cinesi accusati di aver raccolto ingenti somme di denaro sporco per reimpiegarlo in attività lecite o spedirlo in Cina, in certi casi sotto forma di lingotti nascosti nelle stive degli aerei in partenza dall’Italia. L’operazione, come detto, è partita da Bologna ma è arrivata fino a Prato, dove ieri i militari della guardia di finanza hanno perquisito un’enoteca di lusso gestita da cittadini cinesi in via Cava. Qui sono stati sequestrati 110.000 euro in contanti. Uno dei soci dell’enoteca, Hu Min, difeso dall’avvocato Federico Febbo, è stato arrestato.
Gli altri cinesi destinatari delle misure di custodia risultano residenti tra Campi Bisenzio, Arezzo e l’Emilia Romagna, mentre le perquisizioni della Finanza sono state compiute a Bologna, Firenze e Prato. Il titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Marco Forte, che nel mese di agosto ha chiesto l’emissione delle ordinanze di custodia, firmate dal gip Gamberini a metà ottobre ed eseguite ieri.
L’inchiesta ricorda per certi versi quella del 2010 che smantellò una rete di sportelli money transfer usati da decine di imprenditori cinesi per trasferire centinaia di milioni di euro in Cina e per la quale è ancora in corso il maxi-processo a Firenze. In quel caso la gran parte del denaro serviva per acquistare partite di tessuti da far arrivare in Italia.
Ora sembra che i money transfer non siano più il canale privilegiato per far viaggiare tutti questi soldi. Nelle carte dell’inchiesta bolognese si accenna infatti alla pratica di acquistare lingotti d’oro che poi vengono imbarcati di nascosto, presumibilmente grazie a qualche complicità, nelle stive degli aerei. Ma l’altra grande differenza con l’inchiesta sui money transfer è che una parte del denaro resta qui. Gli indagati nell’inchiesta che si è mossa tra Bologna e Prato sarebbero collettori di euro che poi in parte vengono reinvestiti in attività lecite.
Oltre all’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, nell’ordinanza di custodia si contano 17 “reati fine”, cioè singoli episodi di riciclaggio, ognuno per somme che oscillano tra i 200.000 e i 300.000 euro.
Le prove dell'esistenza dell'organizzazione criminale risultata composta, a vario titolo, da 29 soggetti di diverse nazionalità (italiani, turchi, cinesi e rumeni), sono state acquisite dai militari del I e II Gruppo Bologna, nel corso di complesse indagini durate oltre due anni. Al vertice dell'associazione un cittadino turco A.S.T. (classe 1968) che utilizzando, tra gli altri, lo scalo aeroportuale "G. Marconi" di Bologna, raggiungeva la Toscana per raccogliere il denaro contante derivante presumibilmente da evasione fiscale di imprenditori cinesi del Pratese.
Il denaro veniva impiegato poi per l'acquisto di oro, di dubbia provenienza, da compiacenti imprenditori dell'Aretino. Il metallo prezioso così raccolto veniva infine occultato nei bagagli da stiva dello stesso soggetto o di suoi complici ed esportato in Turchia o altri paesi esteri (tra cui la Spagna e la Grecia) dove veniva immesso nei mercati ufficiali del settore. Il ricavato, confluito sui conti correnti delle società turche riconducibili all'indagato, veniva quindi trasferito ad imprese rumene collegate allo stesso, per poi essere spostato su conti di società di comodo del Regno Unito costituite dagli stessi imprenditori cinesi che ne avevano originato la provvista.
Nel corso delle indagini, a cui ha collaborato l'Europol, le Fiamme Gialle bolognesi hanno sottoposto a sequestro oltre 70 chilogrammi di oro puro per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, nonchè denaro
contante per quasi 1,5 milioni di euro. Nel corso delle perquisizioni è stato inoltre rinvenuto denaro contante per oltre 260 mila euro, anche questo sottoposto a sequestro.
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