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Tessuti tossici cinesi Cavicchi a Report: «Noi non siamo così»
Il presidente di Sistema moda interviene dopo un servizio. «I consumatori hanno diritto di sapere che cosa comprano»
PRATO. Lunedì scorso la trasmissione Report andata in onda su RaiTre ha puntato i riflettori sulle sostanze nocive presenti in molti tessuti importato in Italia dalla Cina e ieri il presidente di Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, è intervenuto sul tema più volte segnalato nel distretto tessile pratese. . Cavicchi definisce l’importazione dei tessuti nocivi «uno scempio che riguarda la qualità e la salubrità dei prodotti, le condizioni dei lavoratori, gli effetti sull’ambiente. È particolarmente lodevole la menzione dell’importazione dell’inquinamento, di cui si parla ancora troppo poco: è giusto che si sappia che i capi d’abbigliamento provenienti dalla Cina nella maggioranza dei casi sono stati trattati con sostanze pericolose per l’ambiente che contaminano i nostri fiumi e mari attraverso il semplice atto domestico del lavaggio in lavatrice. È bene che i consumatori siano consapevoli del rischio di farsi complici involontari di chi non si fa scrupoli di danneggiare l’ambiente».
Nel servizio è stato intervistato il professor Giuseppe Bartolini, del laboratorio dell’istituto Buzzi, che da tempo si è specializzato nell’analisi dei tessuti, uno studio a cui ha collaborato anche Confindustria.
Cavicchi ha scritto alla redazione di Report invitando i giornalisti a raccontare un altro modo di fare tessuti: «Ci piacerebbe raccontare che il mondo della moda non è limitato a brand prestigiosi da un lato e imprese extracomunitarie irresponsabili dall’altro: esiste, ed è vivo e vitale, anche un tessile moderno, attento ai temi della sostenibilità e dell’innovazione, ben consapevole della responsabilità sociale di impresa, vincolato a normative europee e nazionali stringenti. È il nostro tessile, quello dei distretti italiani e delle loro filiere produttive; il tessile di Prato da cui vi scrivo, che si trova a convivere a sua volta con imprese cinesi, soprattutto del comparto della confezione, insediate nel nostro territorio e troppo spesso tendenti a riprodurre anche da noi una concezione di impresa inaccettabile».
«La parola chiave è, o meglio dovrebbe essere, “tracciabilità” : i consumatori hanno il diritto di sapere la storia di ciò che comprano e le imprese corrette quello di vedersi identificare e valorizzare. Ma, ad oggi, nonostante la rilevanza del tema, non ci sono leggi che lo impongano». —
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