Il Tirreno

Prato

museo del tessuto 

Livia Firth elogia il distretto pratese: «Avete aziende impegnate sulla moda ecosostenibile»

di Maria Lardara
Colin Firth e Livia
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Colin Firth e Livia

Prato, la produttrice cinematografica viene considerata l’ambasciatrice di un concetto di “slow fashion”, il movimento che promuove la moda etica e responsabile. Il collegamento Skype da Londra al Museo del Tessuto

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PRATO. Metti una serata al Museo del Tessuto a parlare di moda ecosostenibile, tema più che mai attuale per il distretto pratese, insieme al premio Strega Edoardo Nesi e a Livia Firth. Che non è solo la moglie italiana del divo inglese baciato dall’Oscar con “Il discorso del re” ma è anche l’ambasciatrice di un concetto di “slow fashion”, il movimento che promuove la moda etica e responsabile. «Organizzate delle bellissime iniziative a Prato su questi temi, voi che avete una filiera tessile e siete sensibili all’impatto sociale dell’industria della moda - ha detto Livia Firth in collegamento Skype da Londra - Nel vostro distretto ci sono aziende serie impegnate sul fronte dell’ecosostenibile. Spero che, dopo aver visto il mio documentario, vi siate indignati abbastanza per continuare a cambiare la situazione».

E il riferimento è alla proiezione del filmato “The true cost” prodotto proprio da Livia Firth che svela i retroscena della moda low cost nelle fabbriche del Bangladesh dove vanno a produrre giganti del fast fashion come H&M e Zara. Un pugno nello stomaco che ha tenuto incollati allo schermo imprenditori e giovani creativi delle scuole di moda mentre scorrevano le immagini dello sfruttamento alla taglia e cuci in stanzoni fatiscenti. Un’iniziativa organizzata in collaborazione con la startup pratese Rifò e con il Cid, il consorzio Detox nato per impulso di Confindutria Toscana Nord per sensibilizzare l’industria della moda per un futuro libero da sostanze tossiche.

«Guardando il filmato sembra che sia scomparsa l’industria italiana della moda – ha fatto notare Andrea Cavicchi, presidente del consorzio Detox - Bisogna fare in modo che i grandi marchi tornino a investire in Italia ma per farlo devono pagare di più. Dobbiamo far capire il valore aggiunto di una produzione che avviene nel nostro Paese, che rispetta tutte le normative e non calpesta i diritti dei lavoratori». A chiedersi cosa ci sia veramente dietro un articolo di Zara e H&M che costa pochi euro è lo scrittore Edoardo Nesi. «Bisogna ripensare i modelli di consumo, comprando meno e meglio».

Presente alla serata al Museo del tessuto anche Nicola Giuggioli, fratello di Livia e amministratore di Eco-Age, la società che aiuta le aziende a diventare ecosostenibili. «La consapevolezza dei consumatori sarà anche aumentata - ha detto - ma intanto i bilanci di H&M e Zara continuano a crescere». E dire che Zara si approvvigiona con i tessuti di alcuni lanifici pratesi, segno di un’attenzione crescente per il prodotto di fascia medio-bassa da parte della catena spagnola.

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