Il Tirreno

Prato

E' scontro sui depuratori: "Prato maglia nera"

Francesco Albonetti
Il depuratore di Baciacavallo
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Il depuratore di Baciacavallo

Prendendo spunto dal rapporto Arpat 2017, il capogruppo in Regione Maurizio Marchetti segnala "violazioni  negli impianti gestiti da  Gida e Publiacqua", che replicano: "Poche prescrizioni su decine di controlli, è solo allarmismo"

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PRATO. Il rapporto Arpat 2017 sui depuratori è al centro della polemica politica regionale. In particolare, per quanto riguarda l’analisi e le prescrizioni che l’agenzia per l’ambiente riserva ai cinque impianti pratesi di Gida e ai due di Publiacqua. «Prato maglia nera per depuratori fuori norma, con violazioni rilevate da Arpat nell’86% degli impianti visitati nel l 2017», dice il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Marchetti, che ha scritto un’interrogazione. Prendendo le mosse dal rapporto Arpat, Marchetti fa notare che «gli impianti Gida di Cantagallo, Vaiano e Vernio sono tutti senza registratore delle portate di scarico. A Baciacavallo le emissioni della linea di ispessimento/disidratazione dei fanghi sono state trovate libere di disperdersi nel vento, anziché convogliate nell’inceneritore. Superamenti per alluminio a Baciacavallo e di solidi sospesi ed Escherichia coli al Calice completano il panorama».

Lettura decisamente contestata da Simone Ferretti, direttore di Gida: «Abbiamo avuto 8 prescrizioni, di cui solo 3 relative a superamenti, due per l’alluminio a Baciacallo e una per l’Escherichia coli al Calice. Le altre 5 sono richieste di modifiche autorizzative sulla mancanza del misuratore per lo scarico e sul trattamento dei fumi. Se si pensa che nel 2017 abbiamo avuto 69 visite da parte di Arpat, più 96 controlli delegati da Arpat che fanno parte di un protocollo firmato con l’agenzia nel 2014, si comprende bene l’esiguità dei rilievi mossi».

Un concetto ripreso dal consigliere regionale del Pd Nicola Ciolini, che invita Marchetti «ad informarsi bene prima di fare allarmismo, anche perché si rischia di danneggiare le aziende». Anche Publiacqua replica a Marchetti: «Nella maggior parte dei casi le citate sanzioni altro non sono che verbali di contestazione a cui Publiacqua ha risposto con scritti difensivi che dovranno essere valutati dalla Regione. Delle 17 sanzioni di Arpat 9 sono relative a “mancata autorizzazione valida allo scarico”. Un ritardo che deriva da un diverso criterio di individuazione della data da cui calcolare il termine per presentare la domanda di rinnovo». «Nel resto dei i problemi riguardano depuratori in corso di dismissione o ad eventi derivanti da fenomeni meteorologici »

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