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Prato

il caso 

Scoperti preziosi affreschi nella palestra di Juri Chechi

Azelio Biagioni
Scoperti preziosi affreschi nella palestra di Juri Chechi

Sorpresa all’ex Etruria durante i restauri del complesso di San Domenico Nel week-end dell'Immacolata una serie di iniziative per farli conoscere alla città

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PRATO. Fra quelle mura, che fino a qualche anno fa hanno ospitato la palestra della società ginnastica Etruria e in seguito per le scuole, si era allenato pure il campione Juri Chechi. Forse in pochi immaginano la storia che vi è racchiusa e che da poco è venuta alla luce. Si ipotizza che originariamente ci fosse la prima chiesa domenicana di Prato, successivamente il refettorio dei frati per poi diventare, durante il Fascismo, una palestra. Adesso dai lavori sono emersi numerosi affreschi sulle pareti, alcuni dei quali risalgono al 1300. La struttura era di proprietà del Comune, poi data alla diocesi attraverso una permuta e la curia ha pensato di voler creare in questo spazio una sala polivalente. Durante il cantiere sono emersi gli affreschi e ora viene portato avanti il lavoro per farli tornare alla luce.

«Solo il restauro degli affreschi ha un costo di 100mila euro – afferma il direttore dei musei diocesani Claudio Cerretelli – poi ci vogliono altri fondi per portare a compimento l’opera di restauro del complesso». «Fino a 10 anni fa qui c’era una palestra – ricorda il segretario di curia Gabriele Bresci – ma prima ancora un complesso religioso, quindi qui c’è stata una palestra a tutto tondo che ha pensato all’anima, al corpo e ora quello che vogliamo è un allenamento culturale perché diventerà una sala polivalente». Una sorpresa, dunque, gli affreschi ritrovati sotto l’intonaco. «Probabilmente questa – sottolinea Cerretelli - fu la prima chiesa domenicana in città, poi modificata in refettorio e nella parte superiore, divisa da un solaio, la zona dormitorio per i frati. La struttura ha subito delle trasformazioni, siamo alla fine del 1500, come si vede dalle volte a padiglioni che tagliano le decorazioni. Fra quelle riportate alla luce si vedono le decorazioni a finti marmi e nella parte più bassa altre in stile tendaggio come si usava dagli inizi del Trecento fino al Quattrocento. La parte più importante – prosegue il direttore dei musei diocesani - è la testata, perché questa struttura va immaginata con i tavoli lunghi ai lati e dove, appunto, nella parte della testata c’era il tavolo del priore. Quindi era quello il lato dove erano rivolti i frati. In quel punto è stata dipinta una cena di San Domenico. Un dipinto risalente al 1400, da studiare chi sia l’artista che lo ha realizzato. Ci sono poi delle modifiche, siamo nel 1700, quando ad esempio è stata realizzata la prospettiva architettonica, mentre si salva la parte centrale perché forse lì c’era un dipinto». Anche in quello che viene chiamato l’anti refettorio, con un lavabo del tardo 500, è stato rinvenuto sotto l'intonaco un affresco del beato Benedetto XI, papa domenicano, sicuramente opera di Leonardo Mascagni. Inoltre, è stata trovata traccia della porta che collegava l’antico refettorio con il chiostro, porta che è stata ripristinata e dalla quale ora si può accedere. L’8 dicembre, a cura di Artemia, sarà possibile fare una visita guidata alla scoperta degli affreschi ritrovati (dalle 15 alle 17 ogni mezz’ora). Poi a gennaio partirà un ciclo di visite per conoscere tutti i luoghi legati alla chiesa di San Domenico. E sempre sabato, in occasione della festa dell’adesione all'Azione cattolica, dalle 15 nel chiostro giochi per bambini e presepe vivente con animali veri, alle 17 in chiesa concerto di Natale. Alle 18 discesa della stella cometa dal campanile fino al chiostro. —

Azelio Biagioni

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