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lavoro illegale 

Sfruttamento, lettera a Di Maio di sindacati e artigiani pratesi

Vezio Trifoni
Sfruttamento, lettera a Di Maio di sindacati e artigiani pratesi

Chiesto un incontro col ministro «Basta con l’illegalità, serve l'applicazione  della legge sul caporalato e la responsabilità solidale». L’assenza degli industriali

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PRATO. Sindacati e artigiani uniti contro il lavoro illegale e lo sfruttamento lavorativo. E dopo il protocollo con cui si auspicava un giro di vite nella tipologia dei controlli oggi si chiede l’intervento direttamente al ministro del Lavoro Luigi Di Maio per trasformare il distretto di Prato in un luogo sperimentale per rendere efficaci i controlli sullo sfruttamento. Il salario diverso in base all’etnia e il lucrare sulla situazione di bisogno in cui versano i richiedenti asilo e i migranti conduce dritto a un mondo del lavoro in cui il non rispetto delle regole diventa generalizzato e non episodico andando a minare anche la parte di tessuto sociale sana.

Ora accade in modo evidente a Prato, domani potrebbe accadere ovunque. «Invieremo un appello a Di Mario per incontrarlo», spiega Massimiliano Brezzo della Filctem Cgil di Prato. «Questo distretto deve diventare punto avanzato della lotta all’illegalità e dello sfruttamento lavorativo. Chiediamo che a Prato, con tutte le parti sociali, si trovino le soluzioni a tutti quei punti critici che abbiamo messo in luce, entrando merito del dove e quando controllare. Sarebbe necessario e più efficace un controllo mirato su una trentina di aziende: già il primo marzo scorso abbiamo firmato un protocollo su cui si parla di responsabilità solidale tra committente e subfornitore. Inoltre abbiamo messo in evidenza come la 603 bis estende la legge sul caporalato anche in quelle situazioni in cui si parla di sfruttamento. Il 27 aprile abbiamo firmato un piano d'intesa con tutte le istituzioni e ora vediamo che i controlli vengono fatti anche come indicato. Non c'è però certezza».

«Ora si deve fare un passo avanti e applicare la legge sul caporalato anche nelle nostre aziende tessili – prosegue Brezzo – In questo momento le nostre aziende corrette rischiano di essere messe da una parte. Se le aziende che hanno subito un controllo ripartono tre volte in 20 giorni è chiaro che il sistema illegale non viene bloccato. Cosa non va? Ci sono procedure sbagliate? Obiettivi sbagliati? L'unica carta per noi adesso è quella di andare da Di Maio per chiedere che Prato diventi laboratorio di sperimentazione e di applicazione delle leggi dello stato sul lavoro».

«Questo sistema non può che danneggiarci – interviene Moreno Vignolini della Confartigianato Tessile – Vogliamo il rispetto delle regole ed esaltare chi opera nella legalità. È un problema trasversale che riguarda tutti. Quando si parla di distretto bisogna lavorare insieme, non a caso qui sindacati e associazioni datoriali vanno insieme a chiedere semplicemente il rispetto della legalità».

«Non ho idea come mai gli industriali non abbiano questa volta aderito – sottolinea Francesco Viti di Cna – Ma non credo che questa assenza “azzoppi” questa richiesta. Abbiamo firmato il protocollo a marzo 2017 insieme anche agli industriali e poi sempre assieme abbiamo sviluppato il protocollo. Ora chiediamo al ministro di intervenire». Assenza che viene rimarcata anche da Luciano Sacchetti di Femca Cisl insieme a Qamil Zejnati della Uiltec Uil: «Per ora Confindustria non aderisce a questo appello. Ma quello che vogliamo è soprattutto la differenza tra controllare il sistema e contrastarlo per questo chiediamo di vedere il ministro per spiegarglielo e perché le leggi vengano finalmente applicate». —

Vezio Trifoni

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