Il Tirreno

Prato

la serata organizzata dal tirreno 

Così negli anni ’80 la politica intervenne sul crac della Cassa

Così negli anni ’80 la politica intervenne sul crac della Cassa

Il dibattito a trent’anni anni dal commissariamento. Sullo sfondo della crisi la battaglia tra Andreotti e De Mita e tra Psi e Dc per il controllo del credito

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PRATO. La politica ebbe un ruolo importante nel decidere le sorti della Cassa di Risparmio di Prato. Lo ha riconosciuto serenamente Giampiero Nigro, che della Cassa fu vicepresidente negli anni cruciali che portarono dalla fine del “regno” di Silvano Bambagioni al commissariamento deciso da Bankitalia nell’autunno 1988. Lo ha gridato come un’accusa Giovanni Bambagioni, impegnato a difendere la memoria del padre. Due punti di vista diversi che hanno comunque confermato come intorno alle difficoltà della Cassa si giocò una parte dello scontro politico di quegli anni che aveva come posta in palio il controllo del sistema creditizio. Lo scontro tra andreottiani e demitiani dentro la Dc, quello tra Psi e Dc, con i comunisti pronti a giocare le loro carte. Il tempo aiuta a capire meglio il contesto in cui maturò il crac della Cassa che segnò la città alla fine degli anni Ottanta e per gli anni successivi. A 30 anni dal commissariamento, la serata alla Biblioteca Lazzerini, organizzata dal Tirreno e coordinata dal giornalista Paolo Toccafondi, a cui hanno partecipato lo scrittore Edoardo Nesi, lo storico dell’economia Giampiero Nigro e l’ex direttore di CariPrato durante la gestione del Monte dei Paschi, Alberto Bruschini, ha contribuito a definire il quadro che portò alla fine della gestione Bambagioni (con Prospero direttore) durata 15 anni, al breve interregno affidato a Mauro Giovannelli e Nigro, al commissariamento, all’intervento del Fondo interbancario per tappare la voragine che si era aperta (1500 miliardi di lire di sofferenze), fino all’arrivo del Monte dei Paschi, primo approdo di una vicenda che si concluderà amaramente con il passaggio a Bpvi, e al crac della banca veneta.

«In quegli anni, la politica aveva una presa forte sul sistema creditizio - ha raccontato l’allora socialista Nigro - C’era una battaglia in corso dentro la Dc, De Mita contro Andreotti. E quando si profilarono le difficoltà della Cassa sotto la gestione dell’andreottiano Bambagioni, ci fu chi colse l’occasione per regolare i conti. Non a caso al suo posto viene nominato l’avvocato Giovannelli, dc vicino a De Mita. Io venni chiamato dal Psi a Roma perché accettassi la vicepresidenza e mi fu detto che avrei dovuto tirar fuori i panni sporchi. Il Psi contrastava il disegno di egemonia cattolica sulle Casse di Rispamio». Per questo, secondo l’ex assessore, «fu un errore» l’accordo (avversato anche da Bankitalia) che Giovannelli aveva trovato con la potente Cariplo del dc Roberto Mazzotta, ex ministro. Alla fine la Banca d’Italia decise per il commissariamento. Una scelta repentina: «il venerdì mi avevano assicurato da Roma che non ci sarebbe stato, il lunedì fu annunciato»).

Nigro aggiunge anche un particolare fin qui poco noto: nel corso del 1987 ci fu anche un’altra possibilità di salvataggio della Cassa attraverso una ricapitalizzazione sostenuta da una cordata di imprenditori pratesi guidata da Enrico Pecci (che sarebbe scomparso pochi mesi dopo). Ma da Roma non si volle dar seguito a questa possibilità .

Bruschini rivela che l’arrivo del Monte fu sollecitato dall’allora presidente della Regione, Gianfranco Bartolini (Pci), sostenitore del legame stretto tra distretti economici, banche locali e istituzioni. Ma la decisione di acquistare la Cassa non fu facile: «In Deputazione passò 4 a 3 , e il voto decisivo a favore fu il mio, nonostante il Pci fosse contrario».

Nesi ha invece descritto gli imprenditori pratesi dell’età dell’oro, spesso protagonisti dei suoi romanzi, e lo spirito della Prato di quegli anni.

Poi dalla platea si è alzato Giovanni Bambagioni: «E’ ridicolo dare tutte le colpe del crac ai due cirenei di mio padre e di Prospero. Le decisioni di quegli anni vennero sempre prese all’unanimità da un consiglio in cui erano presenti i più noti imprenditori e professionisti della città. La crisi della Cassa fu colpa di Ciampi (governatore della Banca d’Italia) e di Amato (ministro del Tesoro) che non vollero l’arrivo di Cariplo in Toscana per bloccare le Casse di area Dc. E il Pci di allora voleva l’arrivo del Monte». Questa è la sua verità.

Poi l’intervento di Mauro Vannoni, ex segretario del Pci. Fu lui, nell’estate del 1988, a chiedere il commissariamento della Cassa, una medaglia che si è sempre appuntato al petto, anche se, riconosce, «la banca sarebbe stata commissariata lo stesso». E in questa serata di rivelazioni, si spinge a riconoscere che la gestione “consociativa” della città di allora ebbe anche dei meriti.

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