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organico da rivedere 

L’opzione quota 100: in 280 usciranno dall’Asl alla fine del prossimo anno

Fabrizia Prota
L’opzione quota 100: in 280 usciranno dall’Asl alla fine del prossimo anno

Prato, la Cgil Funzione pubblica preoccupata: «In caso di pensionamenti sarà necessario ricorrere a nuove assunzioni»

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PRATO. La possibile riforma della pensioni prospettata dal governo desta qualche preoccupazione tra i sindacati pratesi in merito alle sorti dei lavoratori del settore sanitario in forze alla Ausl in città. A sollevare la questione è la funzione pubblica Cgil Prato, che ha fatto una stima del personale dell’azienda che potrebbe essere interessato dalla cosiddetta “quota 100”, che anticiperebbe i tempi del pensionamento rispetto alla legge Fornero, attualmente in vigore. Sono 281 i lavoratori della sanità pubblica pratese che entro la fine del prossimo anno avranno più di 62 anni e che dunque, se con almeno 38 anni di contributi versati, potrebbero andare in pensione con il nuovo sistema: quasi l’11% dei 2.600 lavoratori totali dell’azienda a Prato.

Di questi, 216 – quelli nati fino al 1956 – potrebbero accedere al pensionamento (fermo restando il requisito dei contributi) immediatamente, mentre gli altri 65 nel corso del 2019, con il compimento del 62esimo anno. Anche se il taglio dell’assegno pensionistico (anche fino al 30%) previsto dal nuovo sistema per chi sceglie di uscire dal lavoro “in anticipo” non rende la scelta così scontata. «Si tratta di una stima di massima – chiarisce il segretario generale di FP Cgil Prato Sandro Malucchi –, ma che dà un’idea dello scenario che si potrebbe prospettare. La nostra organizzazione è favorevole ad un anticipo pensionistico rispetto alla legge Fornero, perché quello alla pensione è un diritto che sosteniamo. Ma deve essere bilanciato con nuove assunzioni. I servizi infatti passano sì dalle strutture, ma anche e soprattutto dal personale».

Dei 281 lavoratori della sanità pubblica a Prato potenzialmente interessati dalla quota 100 entro il 2019, 85 sono medici, 62 infermieri, 46 oss e 6 dirigenti amministrativi. «Sono numeri ben diversi da quelli previsti con la legge Fornero – continua Malucchi –. Perciò il piano assunzionale della Ausl Toscana centro (che si basa su tale legge ndr) va rivisto, programmando nuovi e diversi percorsi di assunzione tramite concorso, per essere pronti ad una rapida sostituzione delle figure uscenti».

Il piano presentato dall’azienda prevede 135 assunzioni entro fine anno, di cui 40 a Prato per supplire ad altrettanti pensionamenti attesi “secondo Fornero”, a fronte però di un “buco” che si potrebbe creare subito con l’entrata in vigore della quota 100 di un massimo di 216 unità. E Cgil non è sicura che Prato possa permettersi questo divario. «Ad oggi mancano i servizi sul territorio – sottolinea Grazie Maria Tempesti di Spi Cgil Prato –, per quanto riguarda le strutture, ma anche il personale. In particolare nella diagnostica, cosa che allunga le liste d’attesa per i cittadini».

«La nostra è una città già in ritardo ad esempio per i servizi ospedalieri – afferma Malucchi –. Nelle medicine generali c’è 1 infermiere ogni 14 posti letto, contro una media dei territori limitrofi di circa 1 a 9. Bisognerà tenere poi conto anche dei bisogni delle nuove strutture in arrivo (cure intermedie a Narnali e San Paolo, modulo Alzheimer e polo oncologico)».

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