Il Tirreno

Prato

l’intervista 

L’arte contemporanea seduce Firenze ma il Pecci vuole più fondi per crescere

Riccardo Tempestini
L’arte contemporanea seduce Firenze ma il Pecci vuole più fondi per crescere

La direttrice Perrella: «Non abbiamo atteso i finanziamenti ma ci siamo impegnati per promuovere i nostri progetti» 

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PRATO. Oggi in dieci sale degli Uffizi verrà inaugurata una personale di Cai-Guo-Qiang, preceduti, domenica scorsa dai suoi celebri fuochi d’artificio. Un artista cinese che i pratesi conoscono molto bene per il suo branco di lupi, allestito nella mostra inaugurale del nuovo Centro Pecci, “La fine del mondo”. Dopo Palazzo Strozzi, ora impegnata con una grande personale di Marina Abramovich, e il Museo del Novecento, per citare le realtà museali più famose, anche gli Uffizi, con i suoi 2,2 milioni di visitatori nel 2017, dedica spazi importanti al Contemporaneo. Insomma la vicinissima Firenze sembra abbia deciso di investire in maniera consistente davvero nel Contemporaneo.

Perché, direttrice Cristiana Perrella, questa maggiore attenzione per non dire investimenti nel Contemporaneo a Firenze?

«È una tendenza generale, soprattutto nelle città storiche, meta di turismo internazionale, vedi Venezia e Roma, anche se qui, recentemente, con una flessione. All’estero, soprattutto nelle grandi città europee e statunitensi la frequentazione dell’arte contemporanea è un’abitudine consolidata e l’offerta è ricca. Molti, venendo in Italia, cercano anche questo, non solo arte antica e paesaggi. E l’Italia è in grado di offrire un dialogo unico tra passato e presente, che stimola gli artisti e attira il pubblico».

Quali conseguenze per Prato e in particolare per il Centro Pecci?

«La diffusione della cultura del Contemporaneo ha sempre conseguenze positive, dal mio punto di vista, e non solo per il Centro Pecci. Significa maggiore apertura alla sperimentazione, maggiore abitudine a linguaggi espressivi complessi, che suscitano domande. Mi sembra importante poi che Firenze riconosca, come sta accadendo, il ruolo di Prato rispetto al contemporaneo. Al Centro Pecci è stato recentemente chiesto, ad esempio, di entrare nella Firenze Card, la carta dei musei fiorentini che propone agevolazioni ai visitatori. Si è capito che sul contemporaneo il Centro Pecci rappresenta un riferimento imprescindibile».

Il Pecci, premiato con 170 mila euro dal Ministero per due progetti realizzati da lei, ha quindi ricevuto un bel riconoscimento.

«Se si considerano anche la vittoria con il progetto educational “Caleidoscopio, sguardi cangianti” al bando “Prendi parte”, sempre del Mibact, direi che si tratta di un bell’atto di fiducia nei nostri confronti da parte del Ministero. Fiducia che mi sento di dire meritata: da quando sono al Pecci abbiamo messo in campo molto lavoro e una notevole capacità progettuale, nella partecipazione ai bandi. Piuttosto che attendere finanziamenti, ci siamo rimboccati le maniche e li siamo andati a cercare con la forza dei nostri progetti».

Per il 2018 la Regione ha confermato 800mila euro, così come il Comune 1. 250, mila euro. Tutto qui? E così toccherà ancora alla direttrice trovare altri soldi per le mostre da allestire per chiudere il 2019, com’è avvenuto per quella sul trentennale allestita fino al 25 giugno prossimo?

«Comune e Regione sostengono il nostro museo da sempre. È grazie a questo che il Centro Pecci ha potuto lavorare in questi anni. Di certo, per quello che siamo diventati oggi, con l’ampliamento, abbiamo bisogno di maggiori fondi, che vadano a sostenere le nuove funzioni che il Centro può avere per il territorio, come istituzione culturale a 360 gradi, come vero e proprio “luogo” della città in cui venire per tante ragioni e non solo per vedere mostre. È però corretto pensare che questo necessario incremento di budget passi anche attraverso il contributo di privati e l’incremento degli incassi dovuti alle nostre attività».


 

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