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Marciapiedi imbrattati perché mancano i cestini

di Maria Lardara
Marciapiedi imbrattati perché mancano i cestini

Il Comune li ha tolti in via Bologna e in via Santa Trinita con l’avvio della raccolta differenziata, ma ora i residenti li rivogliono per eliminare gli escrementi dei cani

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PRATO. Si mettono i guanti, raccolgono gli escrementi dell’amico più fedele, li gettano in un sacchetto di plastica. Lì per lì, il loro primo gesto sarebbe da persone civili. Poi però i padroni di Fido si rendono conto che non sanno dove buttare i sacchetti e allora li lasciano sulla strada. E questo è un comportamento da incivili. Il fatto è che sulla via non c’è un cestino nemmeno a pagarlo oro.

Così sui marciapiedi di via Bologna, sul tratto che si snoda da piazza Ciardi, proliferano da un po’ di tempo tante cacche abbandonate per terra e avvolte in buste di plastica. Un malcostume che ci segnala una nostra lettrice che abita all’inizio di via Bologna. «Possibile che dipenda dalla carenza di cestini? », lamenta la residente.

E in effetti in quel punto, nelle vicinanze di piazza Ciardi, furono rimossi quasi un anno fa i cestini dei rifiuti che, dopo il passaggio definitivo al sistema di raccolta porta a porta, si riempivano subito di immondizia. Addio a cestini e cestoni che prima esistevano anche in piazza Ciardi e piazza del Mercato Nuovo, divenuti valvola di sfogo per chi del porta a porta non voleva proprio saperne. Ma se uno deve buttare le cacche di Fido come fa?

«Abbiamo lo stesso problema in via Santa Trinita, tanto che anche lì come per via Bologna abbiamo chiesto ad Alia di ricollocare dei cestini – fa sapere l’assessore all’ambiente Filippo Alessi – Per via Bologna pensiamo di posizionarne uno in modo che sia ben visibile. Per la verità è da diverso tempo che la richiesta è stata inoltrata ad Alia: siamo in attesa di una risposta».

C’è poi il capitolo dei controlli. A proposito degli escrementi abbandonati per strada, con o senza sacchetti, Alessi ricorda che per multare i padroni di cani bisognerebbe che questi venissero colti in flagranza, compito che spetta agli agenti di polizia municipale o alle guardie zoofile. Un problema che non è solo di pulizia ambientale ma anche di igiene e sanità pubblica. Certo, la presenza dei cestini può essere un deterrente contro l’abbandono per terra dei “bisogni” del cane. Un’alternativa potrebbe essere quella di installare dei distributori automatici di sacchetti e paletta, magari con annesso cestino, sulla scia di quanto avviene già in diverse città del Nord Italia. Ma un cestino nei paraggi può sempre far comodo a chiunque, a chi mangia un gelato o deve buttare via una cartaccia.

«Ben venga il ritorno dei cestini nella zona, basta che siano quelli con la bocca stretta in modo da impedire l’abbandono dei sacchi di spazzatura», avverte Franco Di Martino, presidente dell’associazione “Quelli di piazza Ciardi e Le vie del Serraglio”.

Insomma, a proposito di cestini: prima il Comune decide di toglierli e poi decide di rimetterli. Lo stesso copione va in scena con i fontanelli d’acqua che furono chiusi in piazza Ciardi, piazza Mercatale e lungo la ciclabile perché frequentati dai tossicodipendenti. «Passata l’emergenza droga – fa notare Alessi – ora i cittadini ci chiedono di riaprirli».

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