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Prato

LA FIGURACCIA 

Arrestati quattro parà Chiedevano soldi ai cinesi

PAOLO NENCIONI
Arrestati quattro parà Chiedevano soldi ai cinesi

Con la scusa dei controlli al Macrolotto hanno costretto gli imprenditori orientali a pagare per chiudere un occhio. Sono i militari dell’operazione “Strade sicure”

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Ultimi in ordine di tempo, anche i paracadutisti si sono fermati a prelevare qualche spicciolo dai “bancomat umani”, quegli imprenditori cinesi che, per paura di conseguenze peggiori, sono disposti a sborsare 50 o 100 euro (ma in certi casi anche solo 10) per evitare i controlli delle forze dell’ordine.

Ieri mattina i poliziotti della squadra mobile, all’esito di una veloce indagine coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, hanno arrestato quattro militari del 183° Reggimento Nembo di Pistoia, accusati di concussione e violata consegna. Si tratta di Dimitri Dallai, 24 anni, di Prato, Corrado Emanuele Pepe, 44 anni, di Pistoia, Mattia Carrabs, 21 anni, di Santa Maria a Monte, e Alessandro Ranieri Fazzi, 34 anni, di Prato: tutti e quattro agli arresti domiciliari.

Otto gli episodi contestati, nei mesi di giugno e luglio. Secondo quanto spiegato ieri in conferenza stampa dal procuratore Giuseppe Nicolosi e dal capo della squadra mobile Gianluca Aurilia, i quattro, che fanno parte del contingente addetto ai controlli anti-terrorismo “Strade sicure”, avevano preso l’abitudine di uscire dal tragitto loro assegnato (cioè i cosiddetti “obiettivi sensibili” tra cui sedi istituzionali, di partiti, chiese) per andare al Macrolotto, dove si piazzavano in strade poco in vista e fermavano qualsiasi mezzo condotto da cinesi. Ai conducenti chiedevano patente, bolla di accompagnamento e in certi casi anche niente di particolare. Lo scopo, stando a quanto riferito dagli inquirenti, era farsi pagare per chiudere un occhio. Hai la patente scaduta? Cento euro e ti togli il pensiero. Ti manca la bolla di accompagnamento? Stai parlando al cellulare mentre guidi? Sarebbero 600 euro di multa (in realtà sono 161) ma se me ne dai 50 è tutto a posto. In un caso, non avendo il cinese altro in tasca, si sono accontentati di una banconota da 10 euro). Tutti hanno pagato, nessuno ha denunciato. L’unica reazione dei cinesi del Macrolotto, stando alle carte dell’inchiesta, è stata la creazione di una chat denominata “Gruppo di confezioni” sulla quale i partecipanti venivano messi in guardia: “Attenti, oggi ci sono quelli che chiedono i soldi”.

La voce si era sparsa così tanto che alla fine è arrivata anche a un paio di italiani che lavorano in un’azienda del Macrolotto. Sono stati loro a raccogliere le confidenze dei cinesi taglieggiati e sono stati sempre loro a denunciare il fatto alla polizia, che ha iniziato le indagini.

I quattro componenti della pattuglia dell’esercito sono stati individuati e i loro telefoni cellulari sono stati messi sotto controllo. Poliziotti in borghese si sono piazzati in punti strategici e hanno assistito ai controlli, che i paracadutisti nemmeno potrebbero fare (oltre a essere fuori zona, come detto). Nel frattempo sono stati rintracciati i cinesi che hanno pagato e si è proceduto ai riconoscimenti fotografici. Non senza difficoltà, perché gli orientali, scrive il gip Pallini nell’ordinanza di custodia, ne avrebbero fatto volentieri a meno. Sono intimoriti dalle divise e preferiscono pagare. Alla fine gli elementi raccolti hanno fatto scattare gli arresti. —

PAOLO NENCIONI

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