Gioco
Una targa in Provincia per ricordare Elisa uccisa dall’ex fidanzato
Ieri mattina la cerimonia alla presenza di una scolaresca Primo atto ufficiale del nuovo presidente Francesco Puggelli
PRATO
«In memoria di tutte le donne morte per mano violenta di chi diceva di amarle. Perché le loro storie non affondino nel silenzio». Sono queste le parole che si leggono sulla targa di una sala del palazzo provinciale ora intitolata ad Elisa Amato, la giovane pratese che a maggio scorso è stata uccisa dall’ex fidanzato. La cerimonia di intitolazione si è tenuta ieri mattina alla presenza della madre e della sorella della ragazza. E’ commossa la mamma di Elisa mentre insieme al presidente della Provincia Francesco Puggelli toglie il telo che copre la targa che vede scolpito il nome della figlia uccisa. Tocca la lapide, la signora Amato, e poi si porta la mano alla bocca per baciarla. Il volto è solcato da lacrime di dolore. Accanto alla signora Amato, c’è l’altra figlia Elena. Prima dell’intitolazione della sala ad Elisa, il presidente Puggelli, nel salone consiliare davanti ad una folta platea di studenti (presenti anche forze dell’ordine, rappresentati politici, il sostituto procuratore Laura Canovai, Umberto Cecchi e la Croce rossa italiana), ha parlato della violenza sulle donne. E’ il primo impegno istituzionale per Puggelli in veste di presidente della Provincia di Prato. «La violenza sulle donne – dice – è originata fra le mura domestiche e spesso per relazioni sentimentali. Noi dobbiamo portare avanti un’educazione al rispetto. Perché ognuno di noi nasce come cittadino libero con una dignità che nessuno può ledere. A volte – aggiunge Francesco Puggelli – sono i piccoli gesti che poi scaturiscono in fatti gravi. Ma l’amore non prevarica, non è possesso ma è gentilezza e non violenza. Siamo moderni in tante cose – ha aggiunto – ma non lo siamo quando parliamo di diritti. Elisa è morta per mano di colui che diceva di amarla. L’intitolazione di una sala alla sua memoria è un piccolo gesto ma vuole essere un segno per quanti la vedranno affinché non ci sia più violenza. Mai più violenze per tutte le donne». Il sindaco di Prato Matteo Biffoni rammenta la mattina di maggio quando gli comunicarono la tragedia: «Provai una sensazione di come quando non hai più il terreno sotto i piedi – ha ricordato – La targa sia monito per tutti, un messaggio alle nuove generazioni». —
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