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Forza lavoro in picchiata senza i nuovi assunti

Maria Lardara
Forza lavoro in picchiata senza i nuovi assunti

Dal primo novembre molte aziende sono costrette a rinunciare ad impieghi a tempo determinato a causa dei contratti scaduti. Si teme un effetto turnover

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PRATO. Luca (nome di fantasia) faceva l’operaio in rifinizione. È un lavoratore in somministrazione, assunto da un’agenzia interinale. Quando l’agenzia lo chiama, nel periodo dell’anno in cui la rifinizione viaggia di più, lui c’è. Dal 1° novembre Luca è a casa: non gli possono più rinnovare il contratto scaduto il 31 ottobre. La stretta sui contratti a tempo determinato e interinali, dopo che dal primo novembre sono scattate le nuove regole del decreto Dignità, si sta facendo sentire nel distretto. Secondo una stima di imprenditori e sindacati, nei prossimi mesi verrà meno il 5-10% della forza lavoro nel distretto, quella più qualificata. Altro che aumento dei contratti a tempo indeterminato. A luglio fu il deputato forzista Giorgio Silli a presentare un emendamento “Salva Prato” (poi bocciato) per estromettere dal decreto dignità le lavorazioni conto terzi e il settore manifatturiero caratterizzato da stagionalità. «Aspettiamo di vedere i dati del mercato del lavoro – commenta Silli – Le nostre imprese soffrono e la politica continua a creare loro problemi».

L’impresa. Per il Gruppo Colle, una delle aziende più strutturate con un centinaio di dipendenti, sarà inevitabile fare a meno di quella quota di interinali (dai 5 ai 10) che durante l’anno servivano a rinforzare la pianta organica in tintoria. «La legislazione appare molto nebulosa sui rinnovi – fa notare l’imprenditore Riccardo Matteini – Magari avremo un contratto a tempo indeterminato in più ma ridurremo i tempi determinati. Tutto questo in un quadro congiunturale che per il 2019 è caratterizzato da incertezza. Il risultato sarà una riduzione della forza lavoro complessiva nel distretto». E magari quella più qualificata. Preoccupazione anche fra i produttori di filati. «In ditta ne stiamo parlando – ammette Raffaella Pinori di Pinori Filati – Saremo costretti ad aumentare gli straordinari in busta paga mentre fuori avremo persone espulse dal mercato del lavoro».

Il sindacato. I primi mancati rinnovi spingono i lavoratori a bussare alla porta del sindacato. La nuova norma impone il tetto massimo dei 24 mesi per un contratto a tempo determinato (non più 36) facendo scattare l’obbligo della causale per i rapporti superiori ai 12 mesi. «Sei bravo. Però non posso rinnovarti il contratto per il decreto Dignità». È una delle risposte date dai titolari agli operai che perdono il posto in fabbrica e si rivolgono in questo periodo alla Femca-Cisl di Prato. «Aumenterà la precarietà e il rischio è di mettere fuori gioco le migliori professionalità nel distretto impoverendo il nostro tessuto produttivo», avverte il segretario della Femca-Cisl Mirko Zacchei.

Il consulente. Non è un caso che l’Ordine dei consulenti del lavoro, insieme all’agenzia Openjobmetis, abbia organizzato per il 29 novembre un convegno per fare luce sulla nuova normativa. «Si teme un grande effetto turnover – osserva il presidente dell’Ordine Alessandro Bensi – con aziende costrette a fare a meno di lavoratori già formati e che, vuoi per un contesto non favorevole, non possono essere assunti a tempo indeterminato». Precari lasciati a casa per essere sostituiti da altri precari.

Fuori dal coro. C’è chi come Giovanni Santi manda avanti un’impresa di 135 lavoratori, la Beste di Cantagallo. Tutti assunti a tempo indeterminato. «Mai voluto gli interinali. Ho bisogno di manodopera altamente qualificata. Lunedì prossimo assumerò un tintore a tempo indeterminato. È un giovane in gamba: perché tenerlo a termine? ». Beste è una mosca bianca del distretto, dove la parola “precario” è stata abolita da tempo. –
 

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