Il Tirreno

Prato

Il sogno di Arafin diventa realtà. La startup pratese ora è su Forbes

di Maria Lardara
Emanuele Pucci, Arafin Nabil e Gianmarco Nicoletti
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Emanuele Pucci, Arafin Nabil e Gianmarco Nicoletti

Prato, la società “Awhy” ha creato una chat per l’e-commerce. Insieme a lui Emanuele, l’amico per la pelle, e un nuovo socio  

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PRATO. Sei anni fa studiavano insieme sui banchi dell’istituto Dagomari, sei anni dopo finiscono fra le pagine della rivista Forbes. Prima compagni di scuola alle elementari Cesare Guasti, alle medie Ser Lapo Mazzei e infine alle superiori, poi soci in affari di una startup che punta a crescere ancora nel 2019 superando i 100mila euro di fatturato. Arafin Nabil ed Emanuele Pucci sono di Prato e hanno, rispettivamente, 25 e 24 anni. Gli affari li hanno portati a Bologna dove hanno imbarcato a bordo l’altro socio, Gianmarco Nicoletti di Misano Adriatico. L’edizione francese della prestigiosa rivista uscita a novembre li ha inseriti fra i più promettenti innovatori del Belpaese, fondatori di imprese sulla cresta dell’onda.

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L’idea. La loro intuizione di successo si chiama Awhy, una chat intelligente pensata per agevolare il servizio alla clientela sui siti web. E che siti: questa tecnologia ha conquistato un colosso dell’e-commerce dell’abbigliamento di lusso come Yoox e il brand di cosmetica Kiko.

«Forbes ci ha selezionato come esempio di impresa italiana piccola, innovativa e dal grosso potenziale nel mondo dell’intelligenza artificiale e del customer care», spiega Arafin Nabil, il giovane tecnico informatico di origini bengalesi che ha fondato la startup nel 2015. Per la verità l’idea di un cervellone intelligente per gli acquisti on line gli frullava in testa già dai tempi delle superiori quando vinse con la sua classe (c’era anche Emanuele) il contest “Eye –Ethics and Young Entrepreneurs”. La lampadina dell’innovazione s’era accesa a Prato, nella città dell'industria tessile che nel suo Dna ha la vocazione per il fare impresa. E dove ancora Nabil vive con la sua famiglia, nel centro storico.

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La scalata dell'Appennino. Dall’idea all’impresa il passo non è stato così immediato. «Eravamo agli inizi: bisognava capire come fare reddito con l’impresa – racconta Nabil - Ci sono stati alti e bassi, alla fine siamo riusciti ad affermarci sul mercato». L'avventura di Awhy ha spiccato il volo fino a ingranare la marcia a Bologna, dove si è meritata la fiducia di Telecom Italia che, nel settembre 2014, l'ha inserita nel programma dell'acceleratore "Working Capital Accelerator". Un finanziamento di 25mila euro che ha dato impulso all'avvio dell'attività. Ma era solo l’inizio.

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I sacrifici familiari. La sua terra l’ha salutata quando aveva cinque anni. Era solo un bimbo quando Arafin lasciò il Bangladesh insieme ai genitori con una valigia piena di sogni. Era la fine degli anni ’90, quando a Prato Berta filava: il padre di Arafin faceva l’operaio tessile. Anche la madre poi iniziò a lavorare, nella ristorazione.

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Arafin vedeva i suoi genitori fare sacrifici, da mattina a sera. «Dopo le superiori capii che non ero fatto per lavorare alle dipendenze di altri. M’iscrissi all’università, di giorno studiavo e di notte lavoravo alla mia idea di impresa. E non mi pesava stare sveglio fino alle tre di notte». Nabil, l’ex studente del Dagomari, aveva stoffa d’imprenditore.

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Il sogno della Borsa. Il segreto sta in un motore semantico in grado di dare una risposta all'utente in qualsiasi momento della giornata. La chat intelligente si apre e il consumatore può porre i suoi quesiti all’assistente virtuale. Al momento si avvalgono di Awhy, dove lavorano cinque persone tra collaboratori e soci, trenta aziende con un proprio canale di commercio virtuale: il 40% di queste supera il mezzo miliardo di euro di fatturato.

«L’obiettivo è far crescere ancora l’impresa e magari quotarla in Borsa fra dieci anni». E chissà che il giovane Nabil che non ci riesca.

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