Il Tirreno

Prato

la denuncia del si cobas 

Due operai picchiati in strada Il sindacato accusa l’azienda

PAOLO NENCIONI
Due operai picchiati in strada Il sindacato accusa l’azienda

Manifestazione davanti alla Prefettura dopo il pestaggio di due pachistani che lavorano per i cinesi: «Puniti perché vogliono lavorare otto ore al giorno»

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PRATO

Picchiati perché pretendono il rispetto dei loro diritti di lavoratori in fabbrica. Questa la denuncia gridata a gran voce ieri pomeriggio dagli iscritti al sindacato Si Cobas nel corso di una manifestazione davanti alla Prefettura.

L’antefatto risale a martedì sera, quando due operai pachistani che lavorano in un’azienda a conduzione cinese di Montemurlo, la tessitura D. S. in via dell’Artigianato, sono stati aggrediti da un gruppetto di quattro o cinque cinesi in via Montalese, mentre tornavano a casa. Uno dei due è stato soccorso in codice rosso mentre l’altro è riuscito a sfuggire all’aggressione.

Secondo il sindacato si è trattato di una punizione legata alle rivendicazioni dei due lavoratori, entrambi iscritti al Si Cobas, che a luglio si sono messi in testa di ottenere una cosa quasi impensabile nel distretto parallelo cinese: lavorare otto ore al giorno, cinque giorni la settimana. In altre parole, il rispetto del contratto nazionale di lavoro. Sulla carta hanno vinto, ma il 13 ottobre, insieme a un gruppo di connazionali, hanno manifestato nuovamente davanti all’azienda di Montemurlo denunciando irregolarità nella busta paga.

«Dopo quel giorno il padrone ci ha detto che se non tornavamo alle 12 ore avrebbe fatto qualsiasi cosa – racconta Adeel Muhammad Ashraf, l’operaio sfuggito all’aggressione – Ci ha offerto soldi per andarcene. Noi pensiamo che ci abbiamo voluto punire così perché il padrone ci ha detto che saremmo stati noi gli unici responsabili di quello che sarebbe accaduto. Abbiamo anche saputo che sono stati gli altri imprenditori cinesi a chiedere al nostro titolare di risolvere il problema». Come dire, se il sindacato vince questa battaglia, sono guai per tutti.

Va però detto che al momento non ci sono prove che qualcuno, e tantomeno il titolare dell’azienda di Montemurlo, abbia ordinato il pestaggio. I due operai dicono che ad aggredirli è stato un gruppetto di cinesi, ma non li avevano mai visti prima. La polizia ha in mano le immagini di una telecamera che non aiutano molto e ieri ha sentito per diverse ore i due aggrediti. Resta la singolare coincidenza del pestaggio mentre è in corso una dura vertenza sindacale. E per quello che può contare, la faccia di Adeel, la faccia di uno che si sveglia la mattina per andare a lavorare senza tanti grilli per la testa.

Non sarà facile per la polizia risalire agli aggressori, ma se i sospetti e le accuse del sindacato troveranno conferma sarebbe il primo scontro di una guerra inevitabile per il rispetto dei diritti dei lavoratori. Il primo e probabilmente non l’ultimo.

«È evidente – commenta Luca Toscano del Si Cobas - che i padroni del settore sono terrorizzati dall’idea che questa storia di riscatto faccia da apripista per molte altre. E infatti già decine e decine di lavoratori impiegati nelle fabbriche tessili a conduzione cinese si sono rivolti dopo i primi scioperi di luglio alla Ds agli sportelli del nostro sindacato. In tutti i casi le condizioni di sfruttamento denunciate sono pressoché identiche».

“Tocca uno, tocca tutti” hanno scandito una ventina di pachistani ieri pomeriggio davanti alla Prefettura. Poi una delegazione ha incontrato il prefetto Rosalba Scialla, che ha promesso indagini serie. —

PAOLO NENCIONI

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