Sicurezza
Aggrediti due operai. Il sindacato: "E' stato un agguato intimidatorio"
I due lavoratori iscritti al Si Cobas sono pachistani, dipendenti di un'azienda cinese di Montemurlo e impegnati in una dura vertenza con la proprietà per il rispetto dei diritti. Hanno detto che ad aggredirli sono stati alcuni orientali
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PRATO. Due operai pachistani sono stati aggrediti a colpi di bastone, cocci di bottiglia e coltelli nella serata di martedì 6 novembre in via Montalese mentre tornavano a casa dopo una giornata di lavoro in un'azienda a conduzione cinese. L'episodio è avvenuto intorno alle 19 all’altezza del sottopasso pedonale della tangenziale ovest di viale Fratelli Cervi. Dalle testimonianze raccolte dalla polizia, intervenuta con le volanti, ad aggredire gli operai sarebbero stati alcuni orientali che poi si sono dati alla fuga.
Sul posto insieme al personale sanitario del 118 che ha prestato le cure del caso ai due stranieri, gli agenti hanno acquisito informazioni dai pachistani sulle possibili ragioni dell’aggressione, sulle quali sono in corso
accertamenti. Trasportato al pronto soccorso dell'ospedale Santo Stefano, uno dei pachistani è stato giudicato guaribile in 10 giorni di prognosi per le percosse subite, mentre per l’altro non si sono rese necessarie
particolari cure mediche.
Dura la reazione del sindacato Si Cobas, al quale i due sono iscritti. Il sindacato sospetta che si sia trattato di un agguato per punire i due lavoratori che sono stati protagonisti di una dura vertenza con la proprietà dell'azienda di Montemurlo dove lavorano, la Ds di Xhang Xiangguo, e la polizia sta indagando sull'episodio. Uno dei due operai è stato soccorso da un'ambulanza in codice rosso. Il Si Cobas ha proclamato una giornata di sciopero all'azienda di Montemurlo e manifesterà alle 15 davanti alla Prefettura.
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"Si tratta fuori da ogni dubbio di un gravissimo atto intimidatorio - ha scritto il sindacato Si Cobas in una nota diffusa oggi, 7 novembre - Adeel e Abbas sono due dei lavoratori Ds che a luglio si rivolsero al sindacato denunciando una situazione di vera e propria schiavitù: turni di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, per buste paga da fame. Lì iniziava un lotta dura, passata da scioperi e denunce pubbliche, che ha portato ad un primo accordo, e quindi al riconoscimento formale dei diritti fondamentali dei lavoratori: retribuzioni in linea con il contratto nazionale di lavoro tessile per 40 ore settimanali di lavoro, riconoscimento di riposo settimanale, ferie, malattie e tredicesima".
"E' evidente - accusa il Si Cobas - che i padroni del settore sono terrorizzati dall'idea che questa storia di riscatto faccia da apripista per molte altre. E infatti già decine e decine di lavoratori impiegati nelle fabbriche tessili a conduzione cinese si sono rivolti dopo i primi scioperi di luglio alla Ds agli sportelli del nostro sindacato. In tutti i casi le condizioni di sfruttamento denunciate sono pressochè identiche a quelle descritte già per la Ds. Si tratta di un “segreto di pulcinella”: tutti sanno – istituzioni in primis – della realtà di schiavitù e illegalità totale che si nasconde dietro le mura di moltissime fabbriche tessili del territorio. I lavoratori aggrediti stanotte sono tra quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare e combattere un sistema intollerabile di sfruttamento che schiaccia migliaia di lavoratori, in primis cinesi e richiedenti asilo asiatici ed africani".
"L'agguato di stanotte - conclude il sindacato - arriva dopo che gli stessi lavoratori hanno subito ripetute pressioni psicologiche e minacce di vario genere per “convincerli” alle dimissioni “volontarie”. Proprio per questo ed altri motivi (ritardi nei pagamenti e nuove irregolarità nelle buste paga), il 13 ottobre i lavoratori rientravano in sciopero fino al tavolo in Prefettura del 15 ottobre, dove veniva siglato un verbale che impegnava l'azienda a terminare le pressioni sui lavoratori sindacalizzati. Minacce e pressioni sono continuate invece fino ad oggi".
Sull'episodio interviene anche la Cgil. “Non sappiamo le motivazioni dell'aggressione ai due lavoratori dipendenti della Ds di Montemurlo. Sappiamo però che avevano denunciato la loro condizione di sfruttamento, la stessa da noi denunciata per altre migliaia di lavoratori sul territorio - dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem di Prato e di Pistoia - L'aggressione è avvenuta nello stesso giorno nel quale a Pistoia è stata smantellata una organizzazione che sfruttava lavoratori richiedenti asilo per la raccolta in agricoltura".
"E questo alla fine di quelle indagini che da anni chiediamo anche a Prato dove le aziende che sfruttano riaprono in poche ore - continua Brezzo - Riteniamo che non si possa attendere oltre, visto che sta cominciando a scorrere il sangue dei lavoratori sfruttati. E ribadiamo - conclude Brezzo - la nostra proposta di farsi sentire con Roma. Tutti insieme, come abbiamo fatto ogni volta che Prato è riuscita a smuovere qualcosa".
"Quanto accaduto ai due operai della DS di Montemurlo è grave e inquietante - scrive in una nota il portavoce di Prato2040 Diego Blasi - I due lavoratori si erano rivolti al sindacato Si Cobas per denunciare una condizione di vera e propria schiavitù all'interno della ditta tessile in cui lavorano; ed erano riusciti dopo scioperi e denunce pubbliche ad ottenere condizioni di lavoro dignitose. A dimostrazione che le battaglie, condotte anche duramente, pagano".
"Sui diritti di chi lavora non si scherza - continua Blasi - E una battaglia vinta dai lavoratori, che può aprire la strada a una mobilitazione diffusa in tutto il nostro territorio, fa paura ai troppi imprenditori che sfruttano i più deboli e la loro condizione di fragilità. Sono decine e decine quei lavoratori sfruttati nelle fabbriche a conduzione cinese nella nostra città e non si può esser massacrati di botte e bastonate per aver avuto il coraggio di denunciare condizioni di lavoro scandalose e senza dignità, che peraltro riguardano in primis proprio gli stessi cinesi, tanti richiedenti asilo e oggi sempre più italiani disposti a tutto pur di lavorare".
"È fondamentale - conclude Blasi - mobilitarsi e costruire una riflessione profonda su quanto accaduto. Dobbiamo combattere un sistema che mercifica le persone e i loro diritti, contrastando la destra razzista che di queste vicende ne fa esclusivamente una questione etnica, senza mai affrontare il problema alla radice. Prato2040 esprime solidarietà al sindacato e ai lavoratori e si adopererà per denunciare pubblicamente una condizione sempre più insostenibile".
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