La protesta
Magni, Soffici e Malaparte Le anime nere di sport e cultura
Sul suo libro lo scrittore Walter Bernardi ha evocato la parola censura eppure il museo di Poggio e una scuola di Prato hanno “intitolazioni” eccellenti
PRATO
“Il caso Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa”, è il titolo del libro sul campione di ciclismo (morto nel 2012) scritto da Walter Bernardi. Ed un caso è nato eccome. Magni era fascista e la presentazione del volume non è ben accetta a tutti. Ma è da precisare che il libro scritto da Bernardi, docente universitario, non esalta certamente il lato politico fascista del campione ma mette nero su bianco particolari storici, fatti dei quali lo scrittore si è attentamente documentato. Bernardi ha attinto dall’archivio di Perugia dove sono conservati ben nove faldoni sulla battaglia di Valibona, ed uno di questi è inerente Fiorenzo Magni. Che nel 1944 prese parte a quella battaglia in cui vennero uccisi dei partigiani. Magni fu assolto, ma in Toscana rimarrà sempre marchiato a fuoco come il fascista. Il processo per quell’evento si tenne nel 1947 e dopo 70 anni Bernardi è andato a cercare gli atti del processo, che ha trovato e consultato. «Si tratta di materiale storico di grande interesse – commenta il docente – Io riporto i dati storici e non capisco il perché in certe sedi come il Museo della deportazione di Figline (dove a ottobre si doveva tenere la presentazione del libro, ndr) mi sia stato detto di no, quando inizialmente l’incontro era invece previsto. In questi luoghi sarebbe interessante aprire un dibattito sulla Resistenza, sui fatti della nostra storia e con persone competenti». Invece, pare ci sia un forte ostracismo verso la presentazione del libro. Che ha suscitato interesse altrove, come dimostrano gli inviti che Bernardi sta ricevendo da varie parti d’Italia per parlare di questa pubblicazione. Ma allora come mai c’è chi non vuol sentire proprio rammentare il nome di Magni? A pesare è il suo essere stato fascista. Ma ci sono anche altri personaggi noti, pure in altri ambiti, che hanno avuto a che fare col Regime e dei quali se ne parla. Un esempio di casa nostra è Curzio Malaparte, ci sono state iniziative per ricordare gli anniversari della sua nascita e della sua morte. A lui sono intitolate scuole e vie. Oppure il toscano Ardengo Soffici, fascista, al quale è dedicato pure un museo. Sicuramente, con il no al Museo di Figline, si è persa l’occasione per discutere di un fatto storico doloroso come quello della battaglia di Valibona alla luce di documenti che fino ad ora non era stati presi in considerazione. E se l’assessore alla cultura del Comune di Prato Simone Mangani per mettere una toppa su quanto accaduto aveva proposto a Bernardi un’alternativa ‘neutra’ come la Lazzerini lo scrittore ha educatamente rifiutato perché il museo di Figline era la sede opportuna per trattare quell’argomento. Questo non è che l’ultimo capitolo di una vicenda iniziata non appena si è tornati a parlare di Magni. L’Anpi si è schierata fortemente contro l’ipotesi di intitolargli una pista ciclabile. E l’Anpi è l’associazione nazionale partigiani d’Italia e uno dei partigiani più illustri è stato Carlo Azeglio Ciampi che, da presidente della Repubblica, conferì al tre volte campione del giro d’Italia il collare d’oro al merito sportivo. Tra l’altro il giro d’Italia del 2019 passerà anche per la provincia di Prato e proprio davanti la casa al Fabbro dove abitò da giovane Fiorenzo Magni. —
AZELIO BIAGIONI
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