Lutto
L’alpaca dei Ricceri ha un testimonial: “Suri gorilla” va a ruba
Prato, la simpatica trovata per la fiera di Parigi ha avuto successo. Tante le richieste: messi in produzione altri 50 pupazzi
PRATO. In principio era il tessuto “Suri Alpaca”, uno dei cavalli di battaglia della raffinata collezione del lanificio Luigi Ricceri. Quella stoffa soffice, calda e avvolgente che fa così tanto inverno. Ma ora è il turno di “Suri gorilla”, un simpatico peluche colorato che ha fatto impazzire i clienti del lanificio all’ultima edizione di Première Vision. I fratelli Luigi e Francesco Ricceri, al timone dell’azienda di famiglia fondata nel 1925 (una delle poche rimaste con la lavorazione a ciclo completo), ne hanno prodotto una trentina per la fiera parigina.
Un piccolo esperimento di marketing aziendale, un biglietto da visita un po’ curioso per rendere ancora più accattivante la presentazione dell’alpaca a pelo lungo inserita nella collezione per l’autunno-inverno 2019/2020. «L’idea è piaciuta molto ai nostri clienti – racconta l’imprenditore Luigi Ricceri – Il gorilla d’alpaca voleva essere una “carezza” nei loro confronti, un modo diverso per far parlare di noi». E visto che i primi trenta pupazzi sono andati a ruba fra gli stand di Parigi, ecco che il lanificio di via Bologna ne ha messo in produzione un lotto di altri cinquanta, da portare in giro per il mondo insieme alle migliori stoffe di qualità.Perché, del resto, “Suri gorilla” è fatto con la morbida alpaca targata Ricceri.
Si declina in diverse varianti di colore: bianco, giallo, marrone, fucsia e nero. Forse un giorno, chissà, i fratelli Ricceri potrebbero pensare a una distribuzione di questo articolo, ambasciatore del migliore tessuto “made in Prato”, quello che nel 2010 è stato baciato dalla prima edizione dei Pv Awards, l’Oscar del miglior tessuto al mondo assegnato da Première Vision (il vincitore di quest’anno è stato Marini Industrie).
Intanto nella fabbrica di via Bologna si lavora alle collezioni estive e si sfornano metri e metri di stoffa che entreranno nel guardaroba della prossima estate. L’estivo però è la stagione meno propizia per le produzioni pratesi. «La ricetta per andare avanti ed essere sempre più competitivi sul mercato è continuare a fare qualità e ricerca nelle nostre collezioni».
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