La protesta
La preside Carlotti come Don Milani «Anche lui contro il dialetto in classe»
La dirigente del Conservatorio ha rivendicato la sua scelta al dibattito dei Gd al Curiel E al Convitto il mandarino diventerà prova di maturità
prato
«Includere senza integrare non ha senso e la comunicazione in lingua italiana è il primo passo per raggiungere uno scambio effettivo tra studenti cinesi e pratesi».
Mariella Carlotti, preside del conservatorio San Niccolò di Prato, difende a spada tratta la circolare con cui l'istituto scolastico privato ha inserito l'obbligo di parlare in italiano per gli studenti cinesi. Un provvedimento interno, annunciato due settimane fa dal Tirreno, che riguarda non solo le ore di lezione, ma anche e soprattutto le fasi extra-didattiche della ricreazione, della mensa e delle attività ludiche: «Abbiamo raccolto le indicazioni dei genitori dei bambini cinesi – ribadisce la preside – in questo modo evitiamo l'isolamento dei piccoli orientali dagli italiani, stimolando i momenti di socialità attraverso l'uso della lingua italiana».
Una decisione che è stata però criticata dai Giovani democratici, dal Pd e da alcune associazioni di insegnanti a raccolta lunedì sera al circolo Curiel. Su invito del segretario dei Gd Marco Biagioni, la preside di San Niccolò Mariella Carlotti ha partecipato al dibattito, sottolineando il carattere specifico e non “ultimativo” della circolare: «Non si tratta di una proibizione a parlare il cinese in generale e in qualsiasi contesto – spiega Carlotti – ma di un incentivo alla socializzazione in italiano tra bambini appartenenti a culture differenti. Anche Don Milani nella sua scuola prescrisse di non parlare il dialetto». Di tutt'altro avviso i Giovani democratici. «Rispettiamo l'intento – dice Biagioni – ma questa regola ci pare restrittiva e rischia di lasciare indietro i bambini cinesi».
Per il maestro Emanuele Bresci «togliere l'uso della madrelingua ai bambini cinesi è un passo che scoraggia l'integrazione e cancella la diversità». Critico pure il direttore di neuropsichiatria infantile dell’Asl Marco Armellini: «In queste circostanze è sempre auspicabile che gli istituti ci chiedano un parere, prima di procedere con provvedimenti che hanno un innegabile impatto sull'ambiente scolastico». Infine Roberto Pecorale, docente di cinese al liceo internazionale del Convitto Cicognini, apre uno scenario ormai alle porte: «Il cinese diventerà presto terza prova all'esame di maturità per gli studenti dell'indirizzo internazionale – annuncia – Aspettiamo solo che il ministero renda ufficiale l'insegnamento del cinese nel nostro corso di studi e vedremo i nostri ragazzi alle prese col cinese alla maturità». —
VITTORIO VANNUCCI
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