Sicurezza
Effetto panino libero Petizione nelle scuole Cgil: «Posti a rischio»
Prato, dopo la sentenza del Consiglio di Stato si parla di una raccolta firme di genitori all’istituto Castellani. Ma il sindacato teme ripercussioni per 282 addette alla mensa
PRATO. Panino batte mensa? Troppo facile liquidare così la questione del pasto sostitutivo al posto della refezione scolastica, dopo la sentenza del Consiglio di Stato.
In ballo ci sono i posti di lavoro, tanti. E “l’effetto panino” potrebbe un giorno ritorcersi contro le 282 lavoratrici impiegate in Camst, il gigante della refezione scolastica che serve le mense scolastiche pratesi: il servizio, tra l’altro, prende il via oggi. Preoccupazione legittima se a un certo punto la quota di chi mangia nei refettori dovesse scendere al di sotto di una stima prevista dall’appalto comunale (circa 10mila pasti al giorno).
«Sappiamo di una petizione di genitori che girerebbe tra i plessi di Iolo, Casale e Tavola per chiedere al dirigente scolastico che venga ammesso il panino al posto della mensa – fa sapere Nunzio Martino della Filcams Cgil – Una scelta del genere impatterebbe sui posti di lavoro». Ma al momento il reggente del comprensivo Castellani Daniele Santagati, in questi giorni all’estero con una delegazione dell’istituto Datini di cui è dirigente, giura di non sapere niente. Intanto il panino della discordia ha fatto da sfondo lunedì pomeriggio alla prima assemblea sindacale dell’anno organizzata dalla Filcams Cgil con il personale di Camst attivo sulle mense pratesi.
Un lavoro declinato soprattutto al femminile (gli uomini sono solo due), fatto di contratti a tempo indeterminato e determinato. Un lavoro che si tiene in piedi su equilibri precari visti gli ultimi cambi d’appalto del servizio affidato dal Comune (nel 2017 fu il gruppo Camst ad aggiudicarsi la gara).
Distribuiscono i pasti, riordinano vassoi e carrelli, puliscono i locali in 75 scuole: le operatrici delle mensa lavorano poche ore al giorno per portare a casa un compenso dai 150 ai 500 euro in funzione dell’orario di lavoro. Ma, soprattutto, stanno a contatto con quei bambini ai quali alcune mamme vorrebbero mettere nello zaino un pasto casalingo, forti della sentenza del Consiglio di Stato. C’è anche una questione di costi: le famiglie che rinuncerebbero al servizio mensa indubbiamente risparmierebbero.
In ogni caso la decisione se autorizzare o no il panino spetta ai presidi con non pochi problemi relativi alla sicurezza visto che i bambini con il pasto fai da te “libero” al momento del pranzo dovrebbero essere separati dagli altri.
Sulla possibile “apertura” al panino era intervenuta nei giorni scorsi l’assessora alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti, definendola «un passo all’indietro» e ribadendo la funzione educativa della mensa.
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