Il Tirreno

Prato

Il panino in classe non va giù. Il Comune: "Meglio di no"

Maria Lardara
Il panino in classe non va giù. Il Comune: "Meglio di no"

Arrivano le prime richieste dei genitori dopo la sentenza del Consiglio di Stato. L'assessora Ciambellotti: "Un passo indietro". La decisione spetta ai dirigenti scolastici  

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PRATO. "Mio figlio può pranzare con il panino da casa?". Domanda per certi aspetti pleonastica, quella posta da un genitore che nei giorni scorsi ha telefonato all’ufficio scuola del Comune per avere questo tipo di informazione. Ma di sicuro è una domanda legittima. Sì perché dopo una recente sentenza del Consiglio di Stato l’eterno dilemma che contrappone famiglie, dirigenti scolastici e amministrazioni comunali, sembra ormai sciolto: a scuola si può portare anche un pasto da casa, che sia un panino o un piatto freddo o caldo.
 Qualche genitore, dopo il via libera del Consiglio di Stato, in questi giorni ha pensato bene di chiedere lumi alla dietista del Comune Paola Nizzi.

Panino sì, panino no. Così uno dei diecimila utenti dalla scuola pratese che usufruisce del servizio mensa (erogato dal Comune) potrebbe scegliere di rinunciare al piatto del giorno per portarsi da casa il cibo che lo stuzzica di più. Ma non sono tutte rose e fiori. "La questione non è facile da gestire. La legittimazione del panino da casa rappresenta un passo indietro – sottolinea l’assessora alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti – Quello del pasto deve essere considerato un momento educativo durante il quale i bambini devono apprendere l’importanza del cibo". Alla fine comunque decideranno i presidi nella loro autonomia e il Comune semmai deciderà per le sue scuole di competenza, ovvero sei materne. Questione di regolamenti: i bimbi della mensa non potrebbero mangiare con i loro compagni che addentano il panino “libero”. Dunque i presidi dovrebbero separare opportunamente i locali della refezione scolastica. Insomma, l’ennesimo rompicapo per loro.

La mensa dal 26, al Castellani dopo. Il copione si ripete ogni anno: l’inizio della mensa non coincide con quello dell’anno scolastico. Ma il Comune, gestore del servizio affidato alla ditta Camst, c’entra relativamente poco.
Il problema è che manca da completare l’organico alla primaria, motivo per cui la scuola non fa ancora orario pieno. Tutti a tavola con gli insegnanti da mercoledì 26 settembre. Solo all’istituto Castellani, per motivi organizzativi, l’avvio del servizio slitta al 1° ottobre.

Diete speciali: arriva il menù “veg”. L’anno scorso lo richiesero due insegnanti, quest’anno le pietanze senza proteine animali finiranno nel piatto di un bambino della primaria. Il Comune ha accolto infatti la richiesta di inserire un’opzione di menù vegano per un caso. Niente seitan o tofu ma più piatti a base di legumi. Su diecimila studenti serviti dalla mensa, un migliaio rientra nelle “diete speciali” seguite per motivi religiosi, culturali e di salute. Tra questi anche i vegetariani (una decina) e coloro che soffrono di intolleranze o allergie dietro certificazione medica: tra questi, 75 bambini celiaci osservano un regime “gluten free”. "Le richieste per questo menù – fa sapere la dietista del Comune – sono aumentate: la celiachia oggi è più facilmente diagnosticabile".
 

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