Il Tirreno

Prato

“Contemporanea” L’arte racconta la precarietà al tempo del crollo

MASSIMO MARINO
“Contemporanea” L’arte racconta la precarietà al tempo del crollo

Dal 24 al 30 settembre la rassegna di eventi teatrali che impegna compagnie, collettivi, danzatori e spettatori 

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PRATO

«Vivere al tempo del crollo». Interpretare quello smarrimento che ti prende quando i punti di riferimento svaporano, quando senti la natura e le opere dell’uomo minacciarti in modo imprevedibile. Quando la terra trema. Quando il ponte di Genova si sbriciola. Il nostro è un Paese che continuamente sogna di ridisegnarsi e sempre rimane fermo, attaccato a paure ataviche e inedite, a pregiudizi, a malesseri. Il benessere sembrava avesse estinto il vulcano: ma ora si avverte come sempre più precario; il tappo è pronto a esplodere sotto le spinte del rancore, dell’interesse particolare, del rifiuto delle diversità, della superficialità travestita da spigliatezza social.

Contemporanea, il festival diretto da Edoardo Donatini per lo Stabile della Toscana, dal 24 al 30 settembre si interroga, con i mezzi delle arti della scena, su come si faccia a vivere in tempi come questi. Offre spettacoli italiani e stranieri, ma anche laboratori, incontri, approfondimenti, in un’idea di rassegna che rifiuta di farsi vetrina per entrare nei processi e nei linguaggi della creazione artistica contemporanea, per provare a spostare i termini della questione - sociale, economica, politica, esistenziale - e così forse fornire qualche strumento per comprenderla da prospettive meno impastate nella palude della cronaca senza memoria e prospettiva.

Inizia il 24 con alcuni laboratori, ribaltando l’idea tradizionale di cartellone: non si parte con la macchina, ma entrando nei meccanismi che la fanno muovere. Per esempio con il progetto del gruppo milanese Strasse, che viaggia nella China Town pratese per raccontarla e interpretarne gli spazi attraverso la musica. Il risultato si potrà vedere il 30 settembre, con lo spettacolo “Hm/Housemusic”.

Contemporanea connette le arti della scena e altre discipline, il territorio della città con esperienze italiane e internazionali. Il primo spettacolo, dal 24 al 27 al Fabbrichino, sarà firmato dalla compagnia pratese Tpo. “Canapa” attraverso tecnologie digitali interattive entra nella botanica e indaga le relazioni tra gli esseri umani e la cannabis. Subito dopo, il 26 e il 27 al Metastasio, saltiamo in Messico, con uno spettacolo della compagnia Indigo, “Sin Itaca”. Senza Itaca, senza possibilità di ritorno in un luogo, apolidi, senza terra. In Messico ce ne sono 14 milioni, ai quali vanno aggiunti 280mila sfollati a causa della violenza e 3mila persone scomparse. Cosa succede quando non si ha più una patria? Cosa ne è della famosa «identità»? Cosa vuol dire essere «dispersi»? Domande di attualità anche sotto i nostri cieli.

La danza svolge forse la parte del leone in questa edizione del festival, perché il corpo è campo di battaglia, continuamente, di «crollo/cedimento/rovina/caduta», ma anche di ricerca delle risorse per superare le crisi. Allora il francese Noé Soulier analizza il gesto in una coreografia con ampi spazi di improvvisazione e il baricentro puntato verso la terra. Cristina Kristal Rizzo con “Ultras Sleeping Dance” immette in un’atmosfera ipnotica o onirica, dove ciò che appare si mostrerà presto diverso. Annamaria Ajmone, con la musica di Alberto Ricca, in “To be banned from Rome” riflette sulla persona digitale, mentre Collettivo Cinetico con “10 miniballetti” viaggia nella memoria e nel futuro di una danza contemporanea con la nostalgia del balletto classico. Ma moltissime sono le proposte, con grandi star internazionali come Olivier Dubois e Hiroaki Umeda, con belle esperienze italiane come quelle di Davide Valrosso, Barbara Berti, Claudia Caldarano, Gruppo Nanou, Silvia Gribaudi, Siro Guglielmi, Kinkaleri. Gli svizzeri Trickster, infine, immergono in un ambiente sonoro che isola lo spettatore, per farlo smarrire e ritrovare. Il programma completo su www.contemporaneafestival.it. —

MASSIMO MARINO

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